Il bando all’olio d’oliva genovese (1572)

di MARIO SILVANO

Il 1572 è un anno sfortunato per i Novesi. Genova, per necessità militari, ha bisogno di disporre con urgenza di efficienti comunicazioni viarie e perciò stabilisce di dare immediato inizio al rifacimento della strada Genova-Valpolcevera-Bocchetta-Voltaggio-Gavi-Novi. A questo scopo ha nominato un suo Commissario destinato a sovraintendere a tale importante realizzazione.

Alla nostra comunità è destinato il pesante onere finanziario richiesto per il tratto viario Novi-Gavi. I Padri del Comune sono angustiati per l’improvvisa spesa straordinaria che grava sulle casse comunali ormai esauste, ma le autorità superiori non ammettono dilazioni e minacciano severi provvedimenti in caso di inadempienza. I lavori devono iniziare senza alcun indugio.

Come se ciò non bastasse, un’altra inopinata pretesa giunge dal Capoluogo: è stato istituito il dazio sull’olio d’oliva prodotto dalle Riviere e che viene distribuito nelle varie località del Dominio. I sudditi vengono ancora oberati da questo tributo su un prodotto essenziale all’alimentazione.

Per Novi, che conta trecento ‘fochi’, si è imposto un consumo presuntivo di trecento barili, cosa che alla popolazione locale pare francamente esagerata perché fa salire il contributo ad una cifra inadeguata alle risorse. Le proteste sono violente e generali, ma Genova è inflessibile.

Il 17 settembre 1572 il Consiglio comunale di Novi si riunisce sotto la presidenza del Pretore e alla presenza dei Padri del Comune Domenico Anfossi e Gio Francesco Pellegrini. Il segretario-notaro scrive nel verbale della seduta. … In Consilio presentatae fuerunt Litterae patentes magnificorum dominorum Procuratorum Ex.mae Reipublicae, tenoris infrascripti:

PROCURATORI DELLA REPUBLICA DI GENOVA
Al magnifico Podestà nostro di Nove mr. Agostino Cibo
Cotesta Podestaria è debitrice alla Camera nostra, per il carico ad ambe le Riviere, delle libre vintimillia l’anno, per estintione del diritto olio, e per la Communità di Nove de libre cinquecento per la sua rata, da pagarsi la mettà al primo de questo mese e l’altra mettà al primo de Genaro prossimo. Perciò all’havuta di queste Lettere farete domandare da voi li Sindici di cotesta Podestaria e farete che vi paghino la mettà de dette libre cinquecento, maturate come sopra al primo de questo mese, senza alcuna dilatione, e poi voi subito le farete pervenire in Camera, con dare di tutto aviso.
Di Genova a dì 6 di Settembre MDLXXIJ.
Signat. Filippus de Franchis cancellarius.

I Reggitori di Novi si dibattono in mille difficoltà e la situazione è veramente critica; occorre cercare una via di uscita a questo disagio sociale. Ognuno formula le sue proposte, ma senza trovare razionali rimedi.
Il 12 ottobre 1572 altro Consiglio comunale a Novi sotto la presidenza del Pretore. Durante la seduta si presenta il signor Francesco Cattaneo il quale formula una sua originale proposta.
Vediamo cosa dice il verbale:

Item in prefato Consilio comparuit dominus Franciscus Cattaneus quondam domini Marci, qui dicto Communi et Consiliarijs exposuit sicut pro bono publico et particularium Terre Novarum ipse obtulit se et offert promptum in presenti Terra suis expensis facere seu construi facere Torcular unum pro conficiendo oleo ex grana, nucibus, linosa, ravizzono, seminula et alijs rebus aptis, bonis et idoneis ad conficiendum oleum; et pro mercede obtulit accipere a conficere volentibus oleum dicto torculari, nisi illam mensuram et mercedem quam accipere solent terraae, oppida, villae et civitates circumvicinae, et non plus, hac tum condictione et pacto, quod per annos decem venturos non vult nec intendit quod in presenti Terra alius conficere possit aliquod torcular pro conficiendo oleo, preterquam ipse dominus Franciscus, nisi elapsis dictis decem annis; et ex nunc in eventum quod Communitas ipsa et Consiliarij predicta velint ipsi concedere, offert dictum torcular fieri facere expensis suis, ut supra, intra menses decem et octo, et casu quo dictum torcular termino predicto fieri non faciat, contentatus fuit et contentatur et ex nunc promissit et promittit dicto Communi solvere Scuta vigintiquinque auri, hac conditione et pacto, quod in eventum quod intra dictum tempus annorum decem aliquis per ipsum Franciscum vellet conficere aliquod torcular, quod dicta Communitas stet sub eadem pena Scutorum vigintiquinque, et de mercede jam dicta contentatus fuit etiam et contentatur dictus dominus Franciscus quod domini Patres Communis sint et esse debeant illi qui vicina torcularia habentes intelligere, et super ea habita consideratione, precium et mercedem ipsi domino Francisco statuere et deliberare prout sibi videbitur.
Qua proposita audita prefati domini Consiliarij in legitimo numero viginti ex viginti quattuor congregati, et super ea habita consideratione et ad invicem colloquio, considerantes eam fore et esse pro dicto Communi et particularibus utilem, datis pallis albis et nigris, omnibus albis faventibus, deliberatum et concessum fuit in omnibus prout in suprascriptis propositis continetur, dantes et concedentes ex nunc auctoritatem et potestatem et bailiam domino Johanni Francisco Pellegrino et Dominico Anfussio ut ipsi domino Francisco Cattaneo facere debeant eius instrumentum et obligationem manu publici notarij in valida juris forma prout sibi placuerit et juxta tenorem dicte proposite.
Johannes Paulus notarius.

(Arch. St. Com. No., Libri Provisionum Communitatis Novarum, Ep. II)

(Parimenti nella predetta assemblea si presentò il sig. Francesco Cattaneo del fu Marco; egli propose che, per vantaggio pubblico e dei particolari della Terra di Novi, egli si offriva pronto a realizzare, nel luogo di Novi, a sue spese, oppure a far costruire, da altri, un torchio, allo scopo di ottenere olio alimentare, da noci, linosa, ravizzone e da altri semi idonei.

Come compenso si dichiarò disposto a ricevere da coloro che volessero ottenere olio da detto frantoio, nulla più che il compenso riconosciuto, per tale servizio, nelle terre fortificate, nelle città e comunità circonvicine, però con il patto e la condizione che per i prossimi dieci anni il proponente non vuole né tollera, in questa località, l’eventuale presenza di altra persona titolare di un torchio per estrarre olio, all’infuori di lui stesso, Francesco Cattaneo, se non dopo trascorso il decennio. Da questo momento, nel caso in cui il Comune e i Consiglieri intendessero concedergli tale facoltà, egli sarebbe disposto e contento di effettuare l’impianto suddetto a suo carico, entro diciotto mesi. Qualora egli non riuscisse a finire detta opera nel termine prefisso, si dichiarò obbligato a versare al Comune di Novi 25 Scudi d’oro, a meno che nel citato periodo di tempo, altra persona riuscisse a realizzare un’analoga struttura, il Comune sarebbe tenuto a versare a lui Francesco la penalità di 25 Scudi d’oro. Inoltre egli auspicò che i Padri del Comune dovrebbero interpellare tutti coloro che posseggono un simile frantoio nelle località circostanti, al fine di considerare con precisione l’importo del compenso che parrà loro di assegnare a lui Francesco Cattaneo.
I Consiglieri, presenti in venti su ventiquattro, dopo matura ponderazione e discussione, considerando che la proposta suddetta sarebbe vantaggiosa per il Comune e per i particolari, dopo votazione con palle bianche e nere, all’unanimità deliberarono e concessero in tutto e per tutto quanto offerto dal proponente, e diedero autorità e potestà al signori Giovanni Francesco Pellegrino e Domenico Anfossi di far rogare da pubblico notaio, a favore del sig. Francesco Cattaneo, idoneo istrumento di obbligazione in valida forma legale e secondo le forme rituali.
Giovanni Paolo, Notaro)

Pare dunque profilarsi una soluzione, almeno parziale, al grave problema che tormenta i borghigiani. L’iniziativa di costruire, a servizio della gente del luogo, un marchingegno non ancora esistente in Novi, e cioè un frantoio da olio, riceve il plauso unanime dei Consiglieri.

Francesco Cottaneo distribuirà ai consumatori, a prezzo controllato e calmierato dalle autorità, olio di semi ottenuto da prodotti agricoli che abbondano nella nostra zona. L’affare è subito concluso e Genova riceve dai Novesi uno schiaffo morale, anche se i suoi sudditi di qua da Giogo dovranno accontentarsi di una derrata di qualità indubbiamente inferiore a quella ottenuta dalle celebrate olive liguri (*).

(*) Nel sec. XVI a Novi le misure di capacità per l’olio erano diverse da quelle per gli altri liquidi e corrispondevano a quelle che si usavano a Genova, cioè:

Barile da olio = 4 Quarti = 128 Quarteroni = l. 65,479
Quarto = 32 Quarteroni = l. 16,369
Quarterone = 6 Misurette = l. 0,511
Misuretta = l. 0,085

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