ALEKSANDER VASILEVIC SUWOROW – IL VINCITORE DELLA BATTAGLIA DI NOVI

di FRANCESCO MELONE

Aleksandr Vasilevic Suworow conte Rimniski e poi Principe d’Italia (Italijskij Kniaz‘), di origine svedese, come non pochi russi che ebbero una parte notevole nella storia del loro paese, nasce il 13 novembre 1729 a Mosca (altri sostengono  che la città sia Suskoi in Livonia, regione divisa circa a metà fra l’Estonia e la Lettonia). Gli mancavano quindi pochi mesi per compiere settant’anni il giorno della battaglia di Novi.  

Dopo aver combattuto nella guerra dei Sette Anni, nelle guerre contro la Polonia (1768-72) e contro l’Impero Ottomano(1773-74), raggiungendo il grado di maggior generale, ebbe nuovamente occasione, come governatore della Crimea nel 1786, di lottare contro i Turchi sul Rymnik e conquistando Izmail in Bessarabia. Annientò infine gli ultimi resti delle truppe del ribelle Emel’Jan Pugagev. Caterina II, la Grande, per compensarlo di questi successi e delle conquiste di Varsavia e di Praga nel 1794, lo nominò conte e feldmaresciallo.

Inviato dal nuovo zar, Paolo I, in Italia nel 1799 alla testa di un esercito incaricato di scacciare i Francesi dalla Penisola, riuscì a respingere, con l’aiuto degli Austriaci le truppe nemiche dalla valle del Po, con una serie di vittorie a Cassano d’Adda, alla Trebbia ed a Novi, successi per ricompensare i quali l’imperatore  d’Austria, Giuseppe II, lo nominò conte del Sacro Romano Impero.

Passato in Svizzera con l’intenzione di invadere la Francia, fu sconfitto davanti a Zurigo dal generale napoleonico André Massena. Richiamato in patria, intrighi di corte lo misero in cattiva luce nei riguardi dello zar Paolo  I, che lo  collocò a riposo. Pochi mesi dopo, il 18 maggio 1800, moriva a  San Pietroburgo e sepolto senza  cerimonie ufficiali nella Chiesa dell’Annunciazione nel monastero di Aleksander Nevskij. Lo zar Alessandro I gli farà erigere un granduioso monumento.

Su Suworow e sulle sue imprese, sulla sua crudeltà e sulle sue stranezze se ne dissero e se ne inventarono tante. Gli piaceva ballare, era molto agile, montava in sella d’un balzo. Entrato giovanissimo nella Guardia Imperiale fu presto nominato capitano, ma la sua carriera pare sia stata assai agevolata dal fatto che lo zar Pietro III, nauseato dalla eccessiva bruttezza del giovane capitano della Guardia, lo avesse promosso colonnello per non vederselo più davanti ogni giorno. Nel 1762, al comando di un reggimento di guarnigione a Pietroburgo, favorì l’avvento al trono di Caterina II e represse una ribellione dei Tartari, costringendo i superstiti  a giurare fedeltà alla Zarina.

Si distinse per il suo coraggio e per talento militare, ma anche per la crudeltà e la ferocia in molte occasioni, come quando nel 1794, domata una ribellione di Polacchi, fece uccidere diecimila sciagurati di tutte le età in un sobborgo di Varsavia; tristemente famoso fu il dispaccio inviato alla Corte dopo il massacro: « L’ordine regna a Varsavia».

Suworow, durante il suo soggiorno in Italia, veniva alloggiato nei più signorili palazzi delle città, ma non si serviva mai del letto  per dormire: nudo, avvolto nel mantello militare, si coricava su un mucchio di paglia fatto preparare nel mezzo di un salone. La mattina un cosacco aveva l’ordine di svegliarlo con un paio di secchiate d’acqua. Come lo zar Pietro III, aveva in orrore la sua immagine e faceva rompere tutti gli specchi delle stanze in cui sostava, per cui i i proprietari, se avvisati, li facevano prudentemente ricoprire. Eppure un suo nipote, Sergio Kuslov,  lo descrive di viso allungato, tratti regolari,  occhi azzurri e a settant’anni aveva ancora tutti i denti, anche se aveva pochi capelli, che portava  intrecciati a codino dietro la nuca.

Si racconta che una sera, ad Alessandria, qualche settimana dopo la battaglia di Novi, Suworow, alloggiato nel palazzo Ghilini, si era coricato nel suo solito modo, quando sentì schiamazzare sotto le finestre. Domandò che cosa succedesse  e quando gli risposero che la gente voleva vederlo la accontentò presentandosi nudo con  gli stivali, la spada  in pugno, il Gran Collare dell’Ordine di Sant’Anna, conferitogli da Caterina II e nient’altro. Ostentava  questi modi da cosacco anche in  circostanze ufficiali, era temuto per i suoi scherzi, talvolta feroci per cui non era un uomo da passare inosservato.

I suoi meriti militari provano che era un prode e valoroso soldato, anche se non un grande stratega: le sue vittorie nella campagna d’Italia, ed in particolare quella di Novi, furono dovute più agli errori dell’avversario che al suo genio di comandante in capo. Anzi a Novi il suo esercito corse il rischio di perdere, malgrado la sua schiacciante superiorità in uomini e mezzi. Fu protagonista imbattuto in circa sessanta battaglie e venne seriamente ferito sei volte.

Nessun oggetto artistico è legato quanto la medaglia alla storia di una Città di una Regione, di un Paese. Nessun indagatore può sperare di scoprire altrove  ciò che si troverà a leggere, magari con l’aiuto di una lente, tra le modulazioni e le epigrafi di un vecchio dischetto di metallo. Le medaglie non hanno il crisma dell’ufficialità goduto dalle monete, ma la storia, gli eventi grandi o minori hanno spesso arricchito la medaglia di altri pregi: per esempio, quello di una maggiore rarità o quello di un particolare aggancio ad  eventi anche personali.

La medaglistica napoleonica completa enumera non meno di tremila esemplari diversi, e per quanto riguarda quella riguardante l’Italia supera il centinaio di pezzi, compresi quelli che per i fatti di una certa importanza furono emessi con coni diversi.

Per comprensibili motivi, Napoleone non fece coniare  alcuna medaglia  a ricordo della sconfitta francese nella battaglia di Novi, mentre in onore di Suworow venne emessa nel  1799 una medaglia dal diametro di 48 mm, oggi molto rara, incisa dal tedesco Küchler, con al recto la sua effige volta  a destra e il titolo di PRINC. ITAL. e nel verso una allegoria che lo presenta come ITALIÆ LIBERATOR.

Esiste una medaglia, di diametro 41 mm. coniata nel 1817, anno della morte, a ricordo di Andrea Massena, maresciallo di Francia oriundo italiano essendo nato a Nizza, nel retro della quale sono elencate le  battaglie sostenute, tra cui quella di Zurigo, vinta contro Suworow. Dopo Waterloo sarà governatore di Parigi.

Durante la seconda guerra mondiale,  nel momento più critico per l’Armata Rossa, Stalin decise di istituire nuovi Ordini cavallereschi intitolati a eroi zaristi e quindi di carattere non conformista dal punto di vista bolscevico. Aveva già allentato le pressioni contro le pratiche del culto ortodosso e persino ricevuto  il metropolita Serghiej. Il motivo era quello di ricorrere alla tradizione nazionale russa, come era successo nel 1812 contro l’invasione napoleonica, e approfittare di tutta la solidarietà disponibile contro il nemico nella seconda “Grande Guerra Patriottica” (La prima era stata appunto quella contro Napoleone).

Il 29  luglio 1942 vengono creati l’Ordine di Aleksander Suworow, l’Ordine di  Michail Kutuzow, il generale che nel 1812 al comando dell’esercito zarista, costrinse Napoleone alla celebre e sanguinosa ritirata di Russia e, ripristinato con le debite varianti, l’ antico Ordine di Aleksandr Nevskij, eroe nazionale russo del 13° secolo, considerato santo dalla chiesa ortodossa. Inoltre, il 10 ottobre 1943 sarà istituito l’Ordine di Bogdan  Khmelnitski, eroe nel 1600 del popolo ucraino, e il 3 marzo 1944 gli Ordini di Ouchakov e di Nakhimov, valorosi ammiragli zaristi.  C’é da aggiungere che all’inizio della  battaglia di Stalingrado apparvero e fecero bella mostra nell’ufficio di Stalin a Mosca i ritratti di  Suworow e  di  Kutuzow.

Terminiamo questo scritto su Suworow con alcuni cenni riguardanti l’ Ordine a lui dedicato. Come prevede il  regolamento,…era concesso ai comandanti dell’Armata Rossa che avessero al loro attivo brillanti successi nel comando delle loro truppe, nell’organizzazione delle operazioni militari e che avessero dato prova di fermezza e di perseveranza nella realizzazione delle operazioni decisive per la vittoria della Grande Guerra Patriottica. Potevano essere insigniti i comandanti di Armata (1ª classe), i comandanti di Corpo d’Armata, di Divisione e di Brigata (2ª classe) i comandanti di Reggimento, di Battaglione e di Compagnia (3ªclasse). La 1ª classe era contraddistinta da una placca di platino, la 2ª da una placca d’oro e la 3ª d’ argento.

Sei mesi dopo essere stato istituito, la prima concessione dell’ Ordine di  1ª classe fu assegnata al maresciallo Georgij Zukov per la vittoria di Stalingrado , che avrebbe segnato una svolta radicale nella seconda guerra mondiale; la prima concessione della 2ª classe fu attribuita il 29 dicembre 1942 al tenente generale Vasilij Badanon,   comandante del 24° Corpo corazzato, per aver effettuato un audace raid dietro le linee tedesche a Stalingrado: la prima concessione della 3ª classe fu attribuita l’8 febbraio 1943 al generale Z. Garanine per aver riportato una vittoria sul nemico,    non perché si trovava con mezzi  più o meno favorevoli,  ma per aver applicato una tattica intelligente (come insegnava Suworow. dice la motivazione).

L’Ordine di Suworow, concesso a 7266  combattenti ed a 1528 Unità e Accademie militari divenne fra i membri dell’Armata Rossa la decorazione più ambita. Proprio per questo, dopo la dissoluzione dell’Unione  Sovietica, la Federazione Russa ha mantenuto in vigore  l’onorificenza, poi  abolita il 7 luglio 2010, ma per essere sostituita da un Ordine omonimo.

FONTI

ADANI, ETTORE, Le medaglie napoleoniche riguardanti l’Italia, Forni Editore, Bologna,1969

BEEVOR,  ANTONY, Stalingrado,  RCS Libri S.p.A. , Milano, giugno 2001

DUROV, V.A., Russian and Soviet Military awards, Order of Lenin State History Museum, 1990

TRUCCO,VINCENZO ANGELO, La Battaglia di Novi, Tip.Viscardi,Alessandria, 1979

LES ORDRES ET LES MEDAILLES DE L’U.R.S.S., Novosti,  1990


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