di GIAN MICHELE MERLONI
Il cartario, conservato nell’Archivio di Stato di Torino (A.S. To)1, comprende le missive informative o fogli di notizie, inviate da Valerio Grattarola2, già segretario comunale di Serravalle alle superiori autorità regie di Tortona3 durante i burrascosi eventi, che interessarono il basso Tortonese dall’estate 1799 al maggio 1800, quando il nostro territorio venne a trovarsi al centro della contesa tra l’esercito francese e gli alleati imperiali.
Nominato segretario della comunità di Serravalle da parte del gen. Sheneser, al momento dell’insediamento delle nuove municipalità (6 dicembre 1798), seguite all’instaurazione in Tortona del Governo provvisorio Repubblicano, il Grattarola aveva la propria abitazione nella parte settentrionale del paese, detta sobborgo4, subendo ripetutamente, a causa della sua militanza politica, il saccheggio sia da parte dei Francesi che degli alleati.
Le missive, affidate ad un pedone di sua fiducia, raggiungevano Tortona per vie sicure ed in breve spazio di tempo, offrendo alle autorità realiste, dalle posizioni più avanzate, un importante servizio di prima mano sul continuo evolversi della situazione militare e politica ai confini col Genovesato.
Il periodo esaminato ebbe, da un punto di vista militare, il suo avvenimento più rilevante nella battaglia di Novi (15 agosto 1799), che segnò una momentanea predominanza delle forze austro-russe (doc. X) e su cui esiste già una copiosa bibliografia.
A quanto già si conosce, l’importante avvenimento qui si arricchisce di nuovi particolari ed aneddoti, soprattutto in relazione alla tragica vicenda del giovane Paolo Castellano, appartenente alla famiglia padrona di Rivalta Scrivia, che vi perse la vita, fatto a pezzi ad opera dei Russi e del grave rischio corso nell’occasione dal suo stesso comandante, il valoroso generale marchese Colli, che riuscì ad aver salva la vita con uno stratagemma, dettato dalla sua prontezza di spirito.
Molte sono, poi, le notizie che riguardano i nostri paesi (Stazzano, Vignole, Cassano e la stessa Novi) durante quei tragici eventi, con il popolo sempre costretto a subire, nei suoi beni pubblici e privati, saccheggi e requisizioni del tutto arbitrarie, violenze fisiche e morali inaudite, privazioni di ogni genere.
In tanto squallore, abbiamo anche memoria di momenti di giubilo, ostentata dagli imperiali col grande ballo organizzato in Novi, alla presenza del principe Costantino delle Russie e dello stesso generale Suworow, per festeggiare il compleanno dell’imperatrice madre (doc. VII).
Per contro, che la maggioranza dei Novesi parteggiasse per i Francesi è dimostrato dal fatto che questi avessero accompagnato con scherno e motti di dileggio il ritiro degli imperiali da Novi la vigilia dell’omonima battaglia, subendo per questo il saccheggio della città quando gli Austro-Russi vi rientrarono vittoriosi.
Ma sullo sfondo si stagliano ovunque, nelle maggiori città come nelle più sperdute località, le inveterate e dannose rivalità politiche tra gli abitanti dello stesso luogo, suddivisi in partiti opposti, democratici e realisti, rivoluzionari e conservatori, filo-francesi gli uni e filo-imperiali gli altri, costretti a subire sulla loro pelle, gli esiti a loro favorevoli o contrari, che si venivano a creare sul campo di battaglia
– doc. I, Borghetto (Borbera), 15 luglio 1799.
Il Grattarola, per schivare ogni pericolo della vendetta de’ democratici, preferisce allontanarsi dal luogo di Serravalle, cercando rifugio a Borghetto, distante 5 miglia, ritenuto luogo sicuro per essere sotto la protezione di un distaccamento austriaco.
Era stato in precedenza sollevato dall’incarico di segretario comunale del paese dal presidente di quella municipalità, Pernigotti5, utilizzando contro di lui le lettere inviate alle autorità regie di Tortona, in cui denunciava le persone del luogo compromesse come ribelli, al tempo dei Briganti e della Repubblica Ligure6.
Per vendetta, i democratici, appena giunti al potere sotto la tutela delle armi francesi, depongono il Grattarola da segretario, rinfacciando a lui ed al figlio, avv.to Nicola7, che lo coadiuvava nelle funzioni come sostituto, l’accusa di realista. Fu anche minacciato di aver la sua casa saccheggiata alla ricerca di carte compromettenti, ma per l’intervento di alcuni cittadini autorevoli, il progetto non fu poi portato a compimento.
– doc. II, Borghetto B., 15 luglio 1799.
Il Grattarola riferisce che nella serata di quello stesso giorno giungeva in paese un giovane piemontese, qualificandosi come disertore della Mezza Brigata Piemontese, che si trovava in Toscana agli ordini del gen. francese Mc Donald, con l’intenzione di arruolarsi nuovamente al servizio di S.M.
Il Mc Donald stava raccogliendo una forza di 40.000 uomini, con cui intendeva portarsi verso il Genovesato, Ma si trattava di truppe avvilite per la fame e per l’odio universale, che, a suo dire, sollevavano al loro passaggio.
Circa 20.000 di questi soldati erano attesi tra Gavi e Serravalle, al punto che i Francesi di stanza a Novi, li stavano già attendendo con tripudio.
Anche il comandante francese del forte di Serravalle ne aveva già dato notizia ai democratici, che esultavano per tale evento, per cui si ballò dal dopo-pranzo sino a notte.
Questo comandante, quantunque avesse di guarnigione tra il borgo ed il forte, non più di 80 uomini, compresi gli invalidi, dimostrava un coraggio singolare, perchè attende sempre un arrivo tale da far cambiare consiglio alli Austro-Russi, e così tiene sempre a bada il sinedrio democratico.
Riferisce anche che il gen. Jordan nei giorni successivi aveva intenzione di riprendere la cittadella di Torino.
– doc. III, Borghetto, 17 luglio
Un uomo di Campofreddo, località del Genovesato assicura che il marchese Colli, al servizio dei Francesi con 3.000 uomini, si trovasse già in quella località e che dalla Toscana era giunto in Liguria un corpo di 20.000 transalpini, pronto ad invadere i regî stati.
Pochi giorni prima, parte dei 600 Russi, che stazionano ad Ovada, erano entrati in Rossiglione per abbattere l’albero della libertà, ma i Francesi, sopraggiunti in maggior numero, li costrinsero a ritirarsi.
Il giorno precedente, alle ore 20, il comandante francese di Serravalle con 50 uomini, suddivisi in 3 colonne, credette di poter sorprendere il picchetto di 15 ussari austriaci, stanziati a Vignole, ma questi, preavvertiti, si misero in salvo sulle alture, congiungendosi col loro distaccamento di Dernice.
Fallito l’obiettivo, si diressero a Vignole per saccheggiare la casa di Giovanni Figino, il vecchio, fedele realista, col pretesto che questi avesse aiutato gli ussari austriaci a porsi in salvo. E dal momento che questi, coi suoi figli, si erano già allontanati da casa, i Francesi spararono alcuni colpi di fucile sui fuggitivi.
Presidente della municipalità di Vignole era il noto prete Giuseppe Pasquale8, compagno dell’avv. Figino9, entrambi indiziati per gravi fatti rivoluzionarî. Tutti questi in compagnia di altri democratici compromessi, la domenica precedente si erano dati alla fuga per essere giunto in paese un forte drappello di Russi a cavallo, con l’intento di arrestarli.
Da altra fonte si apprende che il grosso dei Francesi sta sfilando in Liguria in direzione di Nizza, nel timore di incontrare il forte Corpo d’Armata austro-russo, presente nell’Alessandrino.
– doc. IV, Borghetto B., 18 luglio
Le vettovaglie scarseggiano, al punto che il prezzo del frumento è salito a L. 86 di Genova il sacco.
Giunge in paese l’avv. Ferrari, già vice-giudice di Serravalle durante il passato governo regio, riferendo che il figlio del Grattarola, avv.to Nicola ora si trova in luogo sicuro nei pressi di Novi col fratello del capitano serravallese Raimondi. Quest’ultimo, per contro, si trovava sempre agli arresti in Genova, mentre al maggior La Torre era stato concesso, sulla parola, di poter andare ogni giorno da Sestri sino a Genova.
– doc. V, Borghetto B., 31 luglio
L’avv.to Nicola Grattarola, non sentendosi più sicuro in patria, con altri compagni si porta in Tortona presso il conte B. Zenone, governatore militare della città e quindi prosegue verso Sale.
Le spese sostenute dalla comunità di Serravalle per somministrazioni ai Francesi ammontano già a L. 13.000 di Genova, oltre le forniture in generi varî fatte dalle famiglie più benestanti per il rifornimento del forte.
Il municipale Pernigotti, inviato a Genova in cerca di aiuti per una comunità esausta, a causa delle continue contribuzioni di guerra, non ottiene che una cambiale di L. 6.000, esigibile a Parigi, perchè in patria non si trovava di poterla girare, anche con perdita.
– doc. VI, Borghetto B., 31 luglio
I Francesi, che occupano sempre il borgo ed il forte di Serravalle, in numero di 60, suddivisi in tre colonne, si dirigono a Varinella, ove eseguono l’arresto del parroco del luogo e di altri tre possidenti, condotti in ostaggio nel forte, dal momento che si erano fatti forti della protezione degli alleati.
Nella stessa occasione arrestano due Paesani10 volontari, muniti di passaporto imperiale, che dimoravano in quel luogo per il contrabbando delle granaglie col Genovesato. Ma essendo stati ritrovati con le armi in pugno, vengono entrambi fucilati a Serravalle.
Un’altra colonna di Francesi si porta nuovamente a Vignole, per preparare un agguato ad un drappello di 11 ussari, ma questi ultimi, avvertiti per tempo, non si fanno vedere. E sulla strada del ritorno, i soldati d’Oltralpe, su istigazione del già citato prete Pasquali, mettono nuovamente a saccheggio la casa di Giò. Figino.
Frattanto, da cavallari provenienti dal Genovesato si apprende che circa 4.000 Francesi sono disseminati in alta Valle Scrivia tra la Bocchetta, Busalla e Crocefieschi in cerca di cibarie e che per la grande indigenza si verifica una forte morìa anche tra i cavalli.
Il giovane aristocratico serravallese Giò. Galliani, che aveva disatteso il consiglio di allontanarsi da Serravalle, è stato arrestato e condotto nel forte, essendo inviso a quella Municipalità, che più dei Francesi vigilava sui realisti per spiarne le mosse, a favore del governo di S.M. e degli imperiali.
Le razzie compiute dai Russi a cavallo a danno delle cascine di quel territorio suscitano molto malcontento nel popolo, che non li sente più come liberatori.
– doc. VII, Cassano Spinola, 2 agosto 1799
Corregge l’informazione del 31 precedente, in cui si stimava in 4.000 i Francesi in Valle Scrivia, perchè un forte corpo di 10.000 uomini è sceso da Busalla sino ad Arquata, mentre un’avanguardia di 100 si è spinta sino a Serravalle, ove sono entrati alle 12.
A queste nuove, le forze russe partite da Novi si erano presentate in atteggiamento minaccioso sulle alture, che circondano il forte di Serravalle, costringendoli alla ritirata.
Si dice che queste truppe imperiali si preparano ad entrare nel borgo di Serravalle.
Intanto il principe Costantino delle Russie col gen. Suworow ed altri generali alleati sono in Novi, dove danno un ballo a loro spese con invito generale, per festeggiare il compleanno dell’imperatrice madre.
– doc. VIII, Serravalle, 7 agosto 1799
Il giorno precedente, alle due di notte, le truppe russe hanno finalmente fatto arrendere il forte di Serravalle, in mano ai Francesi11.
Invano questi si erano difesi nei giorni di sabato e domenica con un forte cannoneggiamento contro le batterie predisposte all’assalto nemico.
Lunedì e martedì, gli alleati avevano battuto il forte, facendo danni rilevanti, ma un centinaio di proiettili cadde anche sul borgo con rovina di tanti edifici danneggiati ed incendiati e senza che i Francesi si volessero arrendere.
Il principe Costantino alle ore 10 è entrato in Serravalle, per poi ripartirsene dopo mezz’ora in direzione di Tortona, ove è iniziato l’assedio a quel forte.
In quel momento giunge a Serravalle il generalissimo Suworow, mentre nella piazza del borgo depongono le armi circa 200 soldati repubblicani, come prigionieri di guerra.
Omette il resto per la gran confusione esistente in paese e per la premura del pedone, in partenza per Tortona.
– doc. IX, Serravalle, 10 agosto 1799
Dopo la presa del forte di Serravalle da parte degli alleati imperiali, il giorno 8 i Francesi in forze12 tentarono una nuova discesa in Valle Scrivia ed entrati in Arquata, imposero una contribuzione di 3.000 pani.
Indi portatisi verso Serravalle, si scontrano con uno squadrone di 60 Russi, posti a difesa di Porta Genova, protetti dalla guarnigione del forte, mentre truppe alleate partite da Novi e Pozzolo li mettono definitivamente in fuga verso l’alta Valle Scrivia.
Un’altra colonna di circa 4.000 Francesi discesi per la Val Lemme ingaggiò un duro combattimento con gli Austro-Russi tra Gavi e Novi, ma secondo la testimonianza di un soldato tedesco, lamentarono molte perdite.
Una terza colonna francese di 1.500 uomini, per la Valle Borbera in direzione di Piacenza entrò in S. Sebastiano, ove prima di ritirarsi impose una contribuzione di 330 zecchini, granaglie e tabacchi.
I fedeli realisti, in questa situazione, erano in continua apprensione e benché già tutti rimpatriati, erano pronti a lasciare ancora le loro case, anche per la presenza, tra i Francesi, di Briganti e Genovesi13.
Così, quando le truppe d’Oltralpe si avvicinano, tutti i borghi aperti si mettono in allarme.
Il quartier generale alleato, frattanto, si è trasferito in Novi, da dove fa giungere rapidamente rinforzi, ove richiesto. Tuttavia questi paesi soffrono per la presenza sul loro territorio di un’armata tanto numerosa.
– doc. X, Serravalle, 11 agosto 1799
Per contenere i Francesi, che occupano l’Alta Valle Scrivia è inviato da Novi un corpo di 3.000 Russi, che superato Serravalle, subito ingaggia il combattimento con le avanguardie d’Oltralpe, costrette ad indietreggiare verso i monti.
Quindi, dopo aver saccheggiato Arquata ed a Vignole la casa del noto avvocato Figino, amico dei Francesi, il giorno successivo si ritirano tra Novi e Pozzolo, in attesa di incontrarli in pianura in posizione a loro più favorevole.
Il giorno 13 i Francesi si ripresentano davanti a Serravalle, ingaggiando una nutrita fucileria con la guarnigione austriaca del forte e saccheggiando per la terza volta Stazzano, senza risparmiare la chiesa parrocchiale e gli oratori delle confraternite.
Nella mattinata successiva, poi, si avvicinano alle mura del Recinto di Serravalle, per cui gli Austriaci, chiuse le tre porte, si ritirano nel forte. Gli assedianti, forzati gli ingressi, entrano con impeto nel borgo, occupando i posti di guardia e disperdendosi per le contrade gridavano al popolo di star tranquillo, perchè loro obiettivo erano solo gli Austriaci.
Quindi un gruppo di fucilieri più temerari si portano alle falde del monte e sino a notte inoltrata, impegnano gli alleati, posizionati alle steccate del forte.
Per tutto il giorno 15 continuano i combattimenti, con grande timore del popolo, che si veniva a trovare tra due fuochi, finché verso le ore 18, con tre diverse colonne, gli assediati fanno una sortita dal forte, che sorprende i 300 Francesi ancora presenti in Serravalle. Questi ultimi sono costretti sotto l’incalzare degli avvenimenti, a lasciare precipitosamente il borgo con parecchi morti, feriti e prigionieri.
Alcuni di loro, visto l’imminente pericolo, finiscono per gettarsi dalla rocca del Recinto sulle sottostanti ghiaie dello Scrivia, sfracellandosi.
Frattanto, per tutto il giorno, proveniva l’eco della grande battaglia, ingaggiata tra Novi e Pozzolo dagli Austro-Russi col Campo francese, comandato dal gen. Joubert14, lo stesso che dopo aver pernottato poco lungi da Serravalle in valle Scrivia, perdeva la vita in quel combattimento, mentre rimanevano in mano alleata, come prigionieri di guerra, i generali marchese Colli, Flavigny e Granchy. Ingenti furono nello scontro le perdite francesi.
Sull’onda del successo, gli Austro-Russi saccheggiano Novi, per punirla di aver trovato le porte chiuse e per i motti di ridicolo, indirizzati alle loro truppe dalla popolazione, allorché il giorno precedente queste si ritirarono dalla città.
Nell’occasione un contingente di Tedeschi insegue i Francesi fin sopra le alture di Arquata, con rimarchevoli perdite. Quindi, dopo essersi ritirato a Serravalle, riparte per Novi, subito sostituito da 3.000 Russi, inviati per tenere a bada i picchetti francesi avanzati.
Altri 5.000 Russi, pensando di prendere alle spalle i Francesi, discendono da Brignano in Valle Scrivia, ma, fallita la sorpresa, prendono la strada della pianura, accampandosi parte tra Serravalle e Novi e parte sul territorio di Cassano, prima di ripartirsene, chi dice verso Acqui e chi verso il Piemonte.
Contemporaneamente, presso il quartier Generale di Novi il cadavere del gen. Joubert è incassato, pronto per essere trasferito a Genova.
Un’annotazione a questo punto afferma che in occasione della resa della città, il comandante francese di Novi fu lasciato in libertà, per cui al momento della battaglia riuscì a salvarsi, fuggendo con altre persone filo-francesi, tra cui il figlio del notaio Artman15.
Riferisce che il marchese generale Colli, nel suo tragitto verso la prigionia in Germania, per aver pernottato a Sale in casa Ghislieri, raccontò alcuni episodi raccapriccianti di quel sanguinoso scontro, noto come battaglia di Novi ed in particolare quello della tragica morte del giovane Paolo Castellano, padrone di Rivalta, fatto a pezzi dai Russi davanti ai suoi occhi.
La morte del povero Castellano insieme con la prontezza di gettare a terra le sue mostrine dorate insieme con alcuni Luigi d’oro, che teneva in tasca, rappresentarono la sua salvezza. A raccoglierle sopraggiunse un ufficiale russo, che lo salvò da morte sicura.
Era, frattanto, rientrato in patria il capitano cav. Stefano Raymondi di Serravalle, preso in ostaggio dai Francesi il 20 maggio precedente. Rinchiuso a Genova nelle carceri di Palazzo Ducale, gli riuscì nella notte tra il 18 ed il 19 di calarsi a terra con una corda, esponendosi veramente alla perdita della vita.
Servendosi di un calesse, attraverso la Bocchetta si avviò verso casa, ma ai molini di Voltaggio venne riconosciuto da due suoi concittadini, che militavano nel campo opposto, il parrucchiere Casissa ed il figlio del notaio Artman, che ripetutamente invitarono i Francesi casualmente presenti, ad arrestarlo. Ma questi, preoccupati di guadagnare la Liguria, non dettero credito alle loro parole. Riferisce, poi, che nel golfo di Genova stazionano sempre navi inglesi; che la città aveva già inviato due deputati al gen. Suworow per significargli che il popolo teneva per gli imperiali e che intendeva aprirgli le porte al suo arrivo.
In un postscriptum, allegato alla missiva, il Grattarola informa i suoi superiori di Tortona di altre notizie, che per il precipitare degli eventi, non poté inviare prima. La sera del 13 precedente era giunta a Stazzano una colonna di 1.000 soldati Cisalpini, provenienti dalla Toscana, il cui capitano, di nome Trucchi riferì che nella notte tra il 14 ed il 15 avrebbero dato l’assalto al forte, mentre il gen. Joubert era poco lontano da Serravalle con un corpo di 25.000 uomini. Assicurò pure che un ordine da Parigi impose al gen. Mc. Donald di andare a riconquistare la Toscana, che aveva abbandonata, sotto pena del taglio della testa.
Alla battaglia di Novi, il gen. Joubert comandava il centro dello schieramento francese, il gen. Moreau l’ala destra e Perignon l’ala sinistra. Ma presso gli ufficiali austriaci era corsa voce che al posto di Moreau ci fosse il gen. Championet.
L’armata francese, forte di 40.000 uomini lamentò una perdita di soli 14.000 soldati, per cui rimaneva sempre una forza ragguardevole, tale da acuire i timori dei Realisti.
Dopo l’esito dello scontro, in Genova le famiglie patriottiche e giacobine, temendo l’arrivo degli Austro-Russi chiesero di poter espatriare in Francia, per cui solo in questa occasione vennero distribuiti più di 700 passaporti.
– doc. XI, Serravalle, 23 agosto.
Il Grattarola rifà la storia delle concitate giornate precedenti la battaglia di Novi, con la sorpresa dei Francesi che la sera del 13 precedente circondarono Serravalle, chiudendo ogni comunicazione col territorio finitimo, ciò che gli impedì di spedire, come di consueto, il suo foglio di notizie.
Egli conferma di essere rientrato in patria nella speranza che la guarnigione austriaca del forte avrebbe difeso, all’occorrenza, anche il Recinto del borgo, ma la mattina del 14, dopo una debole resistenza, i Francesi vi fecero irruzione, per cui dovette stare nascosto per più giorni, in attesa degli eventi.
In tali circostanze, si ripeteva sempre, ad istigazione dei giacobini locali, il saccheggio delle case dei Realisti, in primo luogo quelle del Grattarola e del cap. Raymondi. Ma il primo lamenta anche il saccheggio della sua abitazione da parte dei Tedeschi, che dopo aver scacciato i Francesi dal Recinto (15 agosto), nel colmo del loro furore li inseguirono persino nelle case private e dove trovavano le porte chiuse, le abbattevano con la forza, facendo razzia delle cose migliori.
NOTE
1 A.S.To, Epoca Francese, II mazzo, Tortonese. I fogli di notizie coprono un arco di tempo, che va dal luglio 1799 alla vigilia di Marengo, ma in questa sede mi limiterò al regesto di una trentina di documenti, relativi a tutto il 1799, un anno forse interlocutorio per la storia generale, ma ricco di spunti e di avvenimenti per la vita quotidiana dei nostri borghi, che per essere collocati sulla linea del fronte, vennero a trovarsi, di volta in volta, alla mercé dei due opposti schieramenti, quello francese e quello imperiale, di cui subirono l’occupazione e le violenze.
2 Originario di Conzano, nel Casalese, feudo del conte sen. Vidna, il Grattarola mostrò sempre sinceri sentimenti monarchici, meritandosi la gratitudine del governo realista di Torino. Già segretario comunale a Pozzolo, in una lettera del 19 dicembre 1798 lamentava alla Municipalità di Tortona come quegli amministratori pubblici gli reclamassero le carte del comune, che egli evidentemente tratteneva ancora presso di sè, a garanzia dei suoi emolumenti arretrati (G.M. Merloni, Il Governo Provv. Repubblicano, I, in Julia Dertona, fasc. L (1980), p. 29
3 Di volta in volta, il vice-intendente Soave e il governatore di Tortona Zenone.
4 L’abitato di Serravalle constava in quel tempo di un recinto, che racchiudeva la parte più antica con mura, in cui si aprivano tre porte, posto sotto la protezione del forte sovrastante e di un sobborgo, la nuova zona residenziale che si stava dilatando verso settentrione e che sviluppandosi al di fuori della cinta, si trovava alla mercé di eventuali invasori.
5 La sua nomina a presidente della Municipalità di Serravalle doveva essere recentissima, in seguito ad una nuova avanzata delle truppe francesi ed al conseguente temporaneo ritiro degli Austro-Russi, perchè in tale carica, al momento della Rivoluzione (6 dicembre 1798) era stato nominato Sericano Pietro (G.M. Merloni, op. cit., II, fasc. LX (1981), p. 62
6 Il loro elenco, stilato dal senato di Torino in A.S.TO, Ep. Francese, serie I, mazzo 8 e G.M. Merloni, Rivoluzionari e Giacobini tortonesi, Tortona, 1977, pp. 14/28.
7 L’avv. Nicola Grattarola in quel tempo, per ragioni di sicurezza personale, era riparato al paese natale presso la madre.
8 G.M. Merloni, Rivoluzionarî…, p. 27
9 G.M. Merloni, Rivoluzionarî…, p. 26
10 Così erano definiti i conservatori o sostenitori dell’ancien régime.
11 La guarnigione francese, forte di centosettanta uomini, era al comando del cap. Jennisier (R. Allegri, Serravalle. Due secoli di storia 1790-1990, Novi Ligure, 1990, p. 20. La conquista del forte di Serravalle, in data 7 agosto 1799, è ricordata in una lettera di Suworow, in data 11 agosto, diretta al conte Nicolai Dimitrevic Voinovic, comandante della fregata Nabarxija che operava nel Mediterraneo orientale (G. Roggero, Quattro lettere inedite di Suworow da Novi e dintorni in Novinostra, 1994, fasc. 3, pp. 59/60).
12 Si trattava del contrattacco della divisione polacca Dombrowski, che operava al fianco dei Francesi (R. Allegri, Serravalle…, p. 21/22).
13 Così venivano spregiativamente definiti dai realisti i “Patrioti” giacobini e tra loro molti erano i Genovesi, come ha dimostrato l’episodio di Carrosio.
14 Sulla battaglia di Novi, vedi in primo luogo: A.F. Trucco, Gallia contra omnes, Milano, 1904 e V.A. Trucco, La battaglia di Novi, Alessandria, 1979. Nell’occasione una brigata austro-russa si diresse a Serravalle e, dopo aver occupato Stazzano, costrinse Dombrowski a ritirarsi verso Gavi, liberando così Serravalle dall’accerchiamento ed occupando anche Arquata e Vignole (R. Allegri, Serravalle…, p. 22). Della vittoria riportata a Novi il Suworow dà notizia in una lettera inviata al conte Feodor Feodorovic Usakov, ammiraglio comandante la flotta russa nel Mediterraneo (G. Roggero, Quattro lettere inedite…, p. 59).
15 Su questi personaggi, vedi G.M. Merloni, Rivoluzionari…, p. 26.
