Incoronazione della Lacrimosa (4-5-6 agosto 1905) Aspetti diplomatici

di FAUSTO MOGNI

E’ una pagina di storia modesta, volutamente sommessa, ma importante, rimasta per un secolo tra le carte quasi ignorate della Collegiata di Novi.

Nel fotografare, per gentile concessione del parroco don Franco Zanolli, quanto più materiale potesse servire a documentare il grandioso avvenimento dei giorni 4-5-6 agosto 1905 (L’Incoronazione Vaticana della statua della Lacrimosa), ha attirato la mia attenzione un particolare passo della minuta di manifesto che la Masseria approntò a ringraziamento della partecipazione alla grande cerimonia in cui figuravano le parole: “concordia tanto desiderata tra i poteri della Chiesa e quelli dello Stato. Civili ed ecclesiastici.

Sembrano così veritiere le tesi che alcuni giornali dell’epoca abbozzarono: il nuovo papa Pio X (eletto da circa un anno) intendeva sanare lo spacco tra Stato e Chiesa avvenuto con la Breccia di Porta Pia. Spacco, la cui ferita lacerava le due anime (civile e religiosa) dell’Italia da trentacinque anni. In qualche modo però tale ferita andava rimarginata. Il progetto non poteva essere altro che quello di non voltarsi più le spalle e gradatamente fare passi diplomatici d’avvicinamento e sintonizzazione. Questo di Novi era uno dei primi. I fatti dimostrano che la strategia si era avviata da entrambi i versanti.

Da parte vaticana fu inviato un pezzo grosso, il Cardinal Ferrari di Milano (ora Beato); da parte civile intervenne un Parlamentare potente, il Conte Edilio Raggio. Il tutto però doveva rimanere senza ufficialità, da considerarsi un puro caso. Questa parola d’ordine appare evidente dalla minuta sopra menzionata, con la cancellatura delle parole Stato e Chiesa.

Il manoscritto fu preparato non da uno sprovveduto ma dal Segretario della Masseria, l’avvocato Lorenzo Trucco. La correzione deve averla fatta un suo superiore che aveva ben presente la consegna di non evidenziare l’importanza politica.

Riandando con la mente a quei fatti e soprattutto alle parole dei protagonisti, come un ritornello affiora di tanto in tanto il concettodell’avvicinamento in questione. Il 3 agosto il Vescovo Mons. Igino Bandi scrisse al Cardinal Ferrari “Eminenza R.ma, credo bene prevenirla che il Ministero ha dato le opportune disposizioni alle Autorità locali di Novi a che il Ricevimento dell’Em. V. si compia con tutte le solennità ufficiali. Io ne sono lietissimo; e l’Em. V., tanto buona, vorrà avere la pazienza di adattarsi alle circostanze per la maggior gloria del Signore.

vescovo di tortona

 

(Arc. Stor. Diocesano, Milano)

Al brindisi del pranzo consumato nei locali del San Giorgio il 5 agosto, il Cardinale rimarcò come “Quando prima palpiti nei cuori l’amore alla Religione, conseguentemente ne nascerà l’amore alla Patria, ma amore verace e sincero.”1. Sempre il Cardinale, immediatamente dopo aver posato la corona sul capo della Lagrimosa, “rivolgendosi al Popolo lo ringraziava e benediva, augurandogli tutte le felicità che soltanto possono dare i riuniti concordi sentimenti di Religione e Patria.”2. Al brindisi del banchetto del 6 agosto, sempre nel cortile del San Giorgio e con circa cinquecento commensali, don Cresta “Quando accenna alla necessità d’una più attiva propaganda dell’idea cristiana, che dovrà condurre l’Italia nostra alla pace della coscienza, all’armonia più intensa fra i sentimenti di Patria e di Fede, scoppia un uragano di applausi.”3. Partì dalle Poste di Novi un telegramma all’onorevole Alessandro Fortis Ministro dell’Interno, tramite il Prefetto, il cui testo recitava: “Commendatore Lucio Prefetto Alessandria. Prego la cortesia della S. V. a voler trasmettere a Sua Eccellenza il Ministro dell’Interno a nome mio e di tutti i Vescovi intervenuti alle feste novesi, i nostri vivissimi ringraziamenti per l’accoglienza fatta a Sua Eminenza il Cardinale Ferrari in occasione della sua venuta in Novi per la solennità dell’incoronazione della Vergine Lagrimosa. Ossequi. Igino Bandi Vescovo di Tortona”4.

Il telegramma di cui sopra non fu l’unico a sottolineare l’importanza dell’avvenimento.  Al rientro dalla processione del 6 agosto, il Vescovo “dava lettura di questi due telegrammi che giunsero appunto in quel momento: Presidente della Masseria Novi Ligure. Santo Padre ringrazia per omaggio da Lei trasmesso e augurando Vergine testè incoronata faccia sentire ognora più Sua protezione a cotesta Città ne benedice Autorità e abitanti. Card. Merry del Val. —– Mons. Bandi Vescovo di Tortona Novi Ligure. Santo Padre lieto felice esito Feste in onore SS. Vergine invia implorata benedizione apostolica.  Card. Merry del Val. ”5.

Vasta eco sulla stampa ebbero i grandi festeggiamenti, elencati in buona parte da Il Popolo6. Qualcuno ne intuì l’importanza diplomatica. Il Caffaro scrisse: “E questo telegramma inviava da Novi, dove si vide a fianco di un principe della Chiesa, un principedell’industria e del lavoro, Edilio Raggio; come l’anno scorso a Bologna a fianco del Cardinale Svampa in una mostra nobilissima del lavoro e dell’industria, si era visto il giovane e valoroso ministro Luigi Rava inneggiando col consenso della autorità religiosa alla grandezza d’Italia. ”7. Il Corriere di Genova riportò la frase del Caffaro ed aggiunse che “E’ evidente che i presuli intervenuti alle feste di Novi non avrebbero compiuto un atto di tanta importanza, se avessero avuto il minimo dubbio che potesse dispiacere o non essere del tutto approvato dalla Santa Sede. E’ dunque questa di Novi una circostanza di grande rilievo, dalla quale debbono trarre motivo di soddisfazione quanti ritengano utile al benessere della Patria l’armonia fra i due supremi poteri. ”8. Il Messaggero di Novi fece riferimento sia al Caffaro che al Corriere di Genova ed aggiunse che “Ora non è chi non veda la importanza di quel documento al quale non sarebbe stato possibile nemmeno pensare alcuni anni or sono; non è chi non vi ravvisi tutto il nuovo indirizzo per altri sintomi manifestatosi nella politica della Santa Sede dopo l’assunzione di Pio X, indirizzo che deve condurre, non fra molto, a comporre il troppo vecchio dissidio fra la Chiesa e lo Stato. ” ed ancora “è ugualmente certo che mai, dal 1870 in poi, un atto collettivo di riconoscimento al Governo Italiano fu compiuto da Alti Dignitari della Chiesa, come questi di Novi, che segna una nuova Era augurale di concordia e di intesa, in regime di completa indipendenza, secondo la formula storica di Camillo Cavour, tra Vaticano ed il Governo che risiede nella Capitale oramai indiscussa dell’Italia libera e una”9.

Fatte le debite proporzioni, quel che significò tra Chiesa e Stato valse per Comune e Vescovo, in ambito piccolo ma molto fortemente. Infatti, le due autorità che ora sedevano a fianco e si complimentavano a vicenda, ritengo schiettamente, erano reduci da un’annosa lite durata circa tre anni. Quella diatriba si concluse non con un giudizio di secondo grado ma con una convenzione, perseguita caldamente dall’Amministrazione Comunale che nel frattempo era stata rinnovata, e dall’altro versante voluta dal Vescovo ben consapevole del rischio di vedersi allontanare il gregge novese delle anime.

Per la cronaca, la soluzione onorevole consistette nel compromesso dell’istituzione di un organo di governo della Collegiata rappresentante le due parti: la Masseria, con Presidente lo stimatissimo Santo Gambarotta, mentre fu chiamato a guidare le anime un valido prete gradito da tutti: don Giovanni Villani fino ad allora parroco di Crocefieschi. Avrebbe contribuito al rasserenamento generale una grandiosa celebrazione: l’Incoronazione Vaticana della Lacrimosa, appunto.

Riflettendo sulla riportata breve lettera che di suo pugno, dimodoché nessuno ne venisse a conoscenza, il Vescovo Bandi scrisse il 3 agosto al Cardinale Ferrari, mi domando come avesse potuto ricevere tale informazione riservatissima. Io non lo so, ma mi viene in mente che l’Onorevole Raggio era un grosso imprenditore anche nel campo dei trasporti navali e che Ministro della Marina era Carlo Mirabello, guarda caso di Tortona. Inoltre in quei giorni era a Roma ed inviava telegrammi al Vescovo un fidato ed intraprendente pretino quarantatreenne di nome Luigi Orione.

NOTE

1 “Il Popolo” del 13 agosto 1905.

2 Verbale della Masseria dell’8 agosto 1905, foglio 12, pagina 2

(Archivio della Collegiata).

3 “Il Popolo” del 13 agosto 1905.

4 Il testo del telegramma è riportato da “Il Cittadino” di Genova, dell’8 agosto 1905, da “Il Corriere di Genova” dell’8 agosto 1905, da “Il Caffaro” dell’8 agosto 1905, da “Il Messaggero di Novi” del 12 agosto 1905, da “Il Popolo” del 13 agosto 1905.

5 “Il Popolo” del 13 agosto 1905.

6 “Il Popolo” del 13 agosto 1905: <<Parlarono delle Feste quasi tutti i giornali, sia cattolici che liberali. – Lunghe relazioni ne fecero Il Cittadino di Genova, il Momento, l’Eco d’Italia, il Caffaro, il Corriere di Genova, che all’atto di debita e semplice cortesia di Mons. Vescovo verso il Ministro degli Interni volle dare nientemeno che una importanza diplomatica. L’Osservatore Romano è lieto di poter constatare come dopo i passati avvenimenti “sia rientrato trionfante in Novi, accetto dal plauso di mille animi, dal voto di mille cuori.” >> Inoltre ne scrissero “La Stampa” del 7 agosto 1905 a pagina 3 ed “Il Secolo XIX” dell’8 agosto a pagina 2.

7 “Il Caffaro” dell’8 agosto 1905.

8 “Il Corriere di Genova” dell’8 agosto 1905.

9 Il “Messaggero di Novi” del 12 agosto 1905.


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