DINI, PITTORE VERSATILE

di EDDA BARELLA

Lo stile, i colori, la modernità, della pittura di Edoardo Pasquale Perolo detto Dini (Novi 1867- Verona 1922) sono sempre stati uno stimolo di interesse, tale da indurmi ad approfondire sia il suo excursus pittorico, che a rivedere, analizzare i molteplici dipinti, sparsi nelle collezioni non solo novesi .

Per me il Dini è il più virtuoso, moderno ed eclettico fra i pittori della nostra città, che vissero fra la fine dell’ottocento e i primi del novecento.
Sono pertanto stupita, che, via via che passa il tempo, di un personaggio così amato e stimato, si perdano le tracce della sua vita, del suo operato, poiché, dopo la morte, nessuno si è curato di redigere una dettagliata biografia comprendente la sua vicenda umana, il percorso artistico, il catalogo ragionato con relativa collocazione delle opere compiute, che, sparse fra Novi, Intra e Galliera Veneta, saranno sempre più difficili da reperire, visto che la sua ultima mostra risale al 1928.

Tempo fa ho avuto la segnalazione di tre dipinti del Dini, che non avevo ancora visto e che esemplificano il suo iter pittorico: nello stile della macchia “L’interno di osteria” , in quello divisionista “La piazza della Collegiata di Novi” e in quello impressionista “Il ritratto di due fratellini”.

Queste opere ci riportano lontano nel tempo, tra la fine dell’ottocento e i primi del novecento, quando si affermava il genio musicale di Romualdo Marenco, con i suoi famosi balli . Era un’epoca intellettualmente molto viva: nascevano nell’arte le avanguardie, si studiava la psicanalisi di Freud, D’Annunzio cominciava ad imporsi nella letteratura.

C’era un’accelerazione nel processo di industrializzazione, ma era anche un’epoca di contraddizioni, di lotte sociali. Dini Perolo, figlio del popolo (Daglio), chiaramente antiborghese, era un edonista, della vita amava il lato positivo, per cui resterà estraneo a questa evoluzione sociale, almeno con la sua arte, a differenza del Pellizza, del Nomellini, del Morbelli, che vi parteciperanno mostrandola in dipinti che diverranno testimonianze storiche.

Il Dini, eccentrico e bohemien, spirito inquieto, istintivo, tutto immediatezza, seppe interpretare lo spirito ironico e arguto novese. Non precisamente colto, ma intelligente, era dotato di una sensibilità, atta a registrare qualunque mutamento nell’arte e ad adeguarvisi all’istante.
Nel quadro “L’ interno di osteria” ( olio su cartone cm.32 x 21) già presentato nello scorso numero di Novinostra, egli inquadra con tocco rapido ed efficace il locale, ne fa percepire l’atmosfera, gli odori tipici delle bettole di un tempo. Una balaustra fa da divisorio; alcuni tavolini sono occupati da figure ritratte con brio estroso e caricaturale, che sembrano commentare l’ultima storiella piccante della contrada. Il tema dell’osteria è ricorrente: infatti si contano ben sei versioni presenti nella mostra di Novi del 1928 all’Accademia.

Il dipinto ” La Piazza della Collegiata di Novi” (olio su tela cm. 75 x 80 ) – anche di questo scorcio si contano altre quattro versioni – ci offre una simpatica inquadratura, che riprende la fontana, circondata da una folla multicolore in attesa di attingere l’acqua fresca. Era questa un’usanza, o una necessità, in auge sino ai primi decenni del secolo scorso.

E’ un affresco variegato, in cui il Dini, con felice intuizione, mette in rilievo uno spaccato di vita semplice, popolare, dando particolare rilievo pittorico ad una giovanetta ben agghindata, ad un robusto lavoratore visto di spalle e ad una fanciulla inginocchiata che attende al prelievo dell’acqua. Agli angoli gruppi di persone si agitano, creando movimento. La luce lambisce i punti salienti del dipinto, che mette a fuoco l’ambiente popolare dei mercati, delle fiere e denota una assonanza con alcuni dipinti del Pellizza.

La tecnica è divisionista a puntini e a fitte strisce e l’esecuzione della tela va inquadrata negli anni dal 1894 al 1898. Non si sa da chi il Dini abbia mutuato il divisionismo. Gli studiosi ed i critici del suo tempo, che lo ebbero in grande stima e considerazione, non hanno lasciato nessuna indicazione in merito. Penso che il Pellizza, dimorando nelle vicinanze di Novi, abbia avuto diversi contatti col nostro concittadino e lo abbia conquistato alla nuova tecnica.

Un’altra ipotesi, forse più probabile, porta a Plinio Nomellini, amico del Dini, avendo frequentato la stessa scuola a Firenze presso il Fattori. Il Nomellini negli anni dal 1890 al 1902 dimorò frequentemente a Genova, dove aveva una cerchia di amici intellettuali e dove fece un’efficace propaganda a favore del divisionismo, tanto da riuscire a convincere il Pelizza ad abbracciare la nuova tecnica.

Con il viaggio ad Intra nel 1898 il Dini abbandonò il divisionismo, facendo un’unica eccezione per un ritratto su commissione all’esploratore Franzoi. Nel ritrarre “en plein air ” “I due fratellini ” di una nota famiglia novese, un inedito olio su tela cm.175 x 130, risalente ai primi del novecento, l’artista partecipa sentimentalmente all’esecuzione, preso dalla bellezza dell’immagine. Riprende il parco della villa Roveda, circondando i due fratellini in un affettuoso ed idilliaco abbraccio con la natura, ricordando da vicino la poetica di Mary Cassat. Il folto fogliame del bosco si evidenzia per le intensità cromatiche, che toccano tutti i toni dei verdi in una vibrante sinfonia. La luce si riflette sul prato, sui bimbi sorridenti, vestiti alla moda dell’epoca, sui fiori, che hanno tutte le possibili gradazioni dei rosa, dei rossi, dell’azzurro e dei viola.

E’ evidente l’interagire tra l’ispirazione, l’estro, lo spirito del Dini e l’esecuzione formale tardo impressionista. Il Perolo arriva a questa corrente artistica quando in Francia si era da tempo esaurita. A buon diritto il Fattori si lamenterà accoratamente della defezione dei suoi allievi, che dall’arte della macchia sono passati a quella d’oltralpe. Il Dini aveva raggiunto una buona fama come ritrattista e veniva compensato adeguatamente; nonostante ciò soleva rifiutare le richieste dei committenti, perché, da eccentrico qual era, preferiva scegliere i soggetti e non vederseli proposti.
I tre dipinti commentati sono indicativi della versatilità dell’arte del Perolo, che passa dalla macchia al divisionismo e all’impressionismo, dimostrandosi pittore di razza e padrone del pennello. Ma non si limita soltanto a queste correnti più sopra accennate, egli va oltre: egli ha attraversato durante la sua vita quasi tutti i movimenti e le evoluzioni dell’arte e ne è rimasto contagiato. Ad esempio a Intra, dal Ranzoni, di cui non condivide il lirismo, apprende una linea formale più morbida ed una luminosità più nuova, sicché la tecnica a strisce e a larghe tacche, i colori puri, il gioco sulla forza delle cromie rosso- giallo, saranno una nota sua personalissima, come si evince dai quadri: “Il nudo e la maschera”, “Rappresentazione teatrale in un parco”, “La caccia alla Volpe” e il “Cirano”.

Che dire del dipinto “L’uscita dal teatro”, così diverso per lo stile, per il colore grigio-argento, per i personaggi raffinati ed elegantemente vestiti, dipinto in cui il pittore, con evidente malizia, si vendica del suo rivale in amore, dipingendo un teschio in luogo della testa ?
Nel “Ritratto di giovane donna”, dai capelli corvini e dagli occhi che bucano la tela, è sorprendente come il Dini si avvicini all’espressionismo, dipingendo il volto con colori vivacissimi e con pennellate tracciate con foga e tensione per meglio evidenziare l’espressione. Per contro, nello “Studio del pittore in un parco” – che è lo specchio di tutte le opere compiute negli ultimi anni – egli arriva all’astrazione. Qui la forma diventa più rarefatta, le figure, benché vivacissime di colore, quasi si sfaldano e sembrano svanire.

Questi è il Dini: sempre attento alle dinamiche e alle tendenze dell’arte e ad interpretarle, dando il meglio di se stesso, imprevedibile, mutevole, ma sempre sincero e geniale.
Nell’immaginario collettivo novese, Edoardo Pasquale Perolo detto Dini , rappresenta il pittore per eccellenza, colui che immortalò la bellezza della Didina, che ritrasse con particolare maestria personaggi suoi contemporanei e lasciò in ritratti e in disegni caricaturali il ricordo di concittadini straordinari ed incisivi della novesità; memoria storica che merita di essere curata e conservata per non vederne sparire le tracce.

BIBLIOGRAFIA

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1927 A. Daglio “Catalogo della mostra Dini” Genova- Palazzo Rosso

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1955 S. Pagani “La pittura lombarda della scapigliatura” Soc. Ed. Libraria

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A. M. Brizio ” Ottocento e Novecento” Ed. ?

1981 G. F. Bruno “La pittura in Liguria dal 1850 al divisionismo” -Ed. Stringa

1982 E. Samorè “Pittori Italiani dell’800” Bibliofilo Ed.

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1995 G. F. Bruno “Plinio Nomellini” Ed. IP.

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