I Somaschi a Novi

di NOVINOSTRA

Girolami Emiliani, morto nel 1537, non era un sacerdote come lo furono i fondatori di parecchie congregazioni religiose; la Chiesa lo onora sugli Altari come Santo e la comunità gli è debitrice del notevole contributo da lui prestato per diffondere l’istruzione. Egli infatti dedicò l’intera sua vita all’educazione dei giovani, specie orfani e diseredati; fondò un primo orfanotrofio a Somasca in quel di Como ed i servigi resi alla collettività da questa istituzione furono tali da assicurare un vivo successo alla sua iniziativa diffondendone la fama, tanto che furono detti Somaschi i membri della Congregazione da lui istituita, con lo scopo di impartire ai giovani una educazione cristiana ed umana.

Tra i primi regolamenti riguardo ai criteri per la scelta degli ammessi ai suoi collegi, San Girolami Emiliani ne dettò una intitolata “Dell’admettere li orfani alla gramatica et ordini”, (si chiamava allora “Grammatica” la scuola elementare), nella quale è concetto dominante e fondamentale quello che le scuole dei Somaschi dovessero essere aperte a tutti, tanto ai nobili come ai plebei, tanto ai cittadini che ai contadini, tanto agli abbienti che ai nullatenenti: i primi avrebbero pagato anche per i secondi e non avrebbero pagato molto perché i maestri si accontentavano del sostentamento e della speranza di un premio nell’al di là.

E la cosa ebbe seguito, tanto che duecento anni dopo Alessandro Manzoni, che fu allievo dei Somaschi al Collegio di S, Bartolomeo di Merate, aveva per compagni i figli dei popolani del luogo, i quali non pagavano niente. Sull’esempio dei Somaschi, praticarono l’insegnamento interclassista, in tempi successivi, i Fratelli delle Scuole Pie (Scolopi), i Barnabiti ed altri, ma al tempo di Emiliani ad insegnare ai giovani si dedicavano soltanto i Gesuiti, i quali, peraltro, stabilivano i loro collegi solo nelle  città importanti, ammettendovi principalmente i nobili.

Alla metà dei Seicento Novi era già un centro commerciale notevole: vi si tenevano le  “Fiere di Cambio” e la prossimità con il Piemonte, l’Emilia ed il Ducato di Milano, insieme con un sistema di strade per quei tempi abbastanza efficiente, faceva della cittadina un centro di traffici senz’altro notevole. A Genova l’istruzione era impartita dai Gesuiti, con i pregi ed i difetti che ne derivavano, ma nell’entroterra ligure verso il 1650 c’era un solo istituto, quello di Albenga, che serviva piuttosto come Seminario per i futuri sacerdoti.

Si comprende quindi la scelta di Novi da parte dei Somaschi per istituirvi un Collegio, scelta che fu motivata anche da altre circostanze. Novi era allora stabilmente dominio genovese, ma dipendeva ecclesiasticamente, già allora, dalla Diocesi di Tortona, nella quale, per opera di alcuni religiosi e per una lunga tradizione risalente al Medio Evo, il bisogno di istruzione era molto vivo e dove in quel secolo tal bisogno era soddisfatto dal ministero di Vescovi molto qualificati, come il Dossena ed il Settala.

Si aggiunga che erano entrati a far parte dei Somaschi (che avevano a Genova la loro Casa Madre nella Parrocchia della Maddalena) alcuni membri della potente famiglia Spinola, titolari dei feudi nell’Oltregiogo genovese e quindi  con importanti interessi nel Novese. Infatti non furono estranei alla iniziativa di istituire a Novi una “Missione”, ossia un Collegio, in cui insegnare la  Dottrina Cristiana. Tra loro, oltre a quelli che vestirono l’abito religioso dei Somaschi, non mancarono altri che si inserirono nei traffici che si svolgevano a Novi, per cui s’avvidero che era importante istruire i giovani anche nella contabilità mercantile e negli elementi della scienza finanziaria.

Ciò spiega come fin dall’inizio il Collegio novese, fondato il 1° giugno 1649 ed intitolato alla Madonna di Loreto, abbia compreso nei suoi programmi un indirizzo anche pratico e tecnico. L’origine ligure del Collegio è confermata anche dalla sua intitolazione, perché la Madonna di Loreto era particolarmente venerata nella Maddalena di Genova, sede provinciale dei Somaschi. A quei tempi la Santa Casa richiamava la famiglia, che San Emiliani voleva offrire ai giovani che avevano perduto la loro. Inoltre i Somaschi erano particolarmente sensibili alla concezione cristiana della donna, altamente meritevole di rispetto come madre.

Le trattative che portarono alla fondazione furono svolte dai novesi Girolamo Ardizzone, Meda de’Medi, Giovanni Battista Bisio, Giovanni Maria Boccardo e da parte somasca dal Padre Giovanni Valtorta, allora Generale della Congregazione. I novesi si impegnavano a pagare l’affitto dei locali ed i Somaschi avrebbero insegnato la Grammatica, l’Umanità e la Retorica, che costituivano allora il programma dello studio elementare e medio.

La prima sede fu una casa di proprietà di Giovanni Francesco Cavanna, presa in affitto per 1200 lire di Genova annue, ma ben presto si sentì la necessità di una sede più ampia e quindi nel 1655 con l’aiuto della Parrocchia della Maddalena di Genova venne acquistata la casa di una signora Maina, casa che divenne il nucleo degli edifici occupati poi dal Collegio. Data poi la necessità di svolgere uffici religiosi, un’altra esigenza fondamentale fu quella di avere una Chiesa, che fosse anche aperta al pubblico, cosa questa che diede origine a contrasti col clero locale, contrasti che, su richiesta delle superiori autorità Somasche, furono composti dal Vescovo di Tortona Carlo Settàla, con l’erezione di un “Oratorio…con ancona per pubblica Chiesa e campana per  convocare il popolo”.

Nel settembre dell’anno di fondazione troviamo il padre Giovanni Paolo Doria rettore, il padre Lodovico Accimatore maestro di Grammatica, padre Marco Antonio Compiano di Umanità e padre Girolamo Paggi di Retorica, tutti genovesi, ai quali si aggiungono il laico Francesco Miniello e due secolari quali persone di servizio.

Per il modo con cui svolgevano il loro compito, i Somaschi seppero in breve tempo accattivarsi la stima e la simpatia dei Novesi. Infatti pochi anni dopo una certa signora Cavanna donò al Collegio sessantadue pertiche di terra con cascina e nel 1673 furono presi contatti con Antonio Grimaldi, di ricca famiglia genovese, per l’acquisto della masseria ”La Braghera”, chiamata dal proprietario “La Grimalda”, acquisto perfezionato l’anno dopo per destinare il luogo alla villeggiatura dei convittori

L’aumento del numero dei convittori, col conseguente bisogno di altro personale insegnante ed assistente, rese indispensabile ampliare ancora la sede, cosa possibile grazie all’attivo interessamento di padre Angelo Spinola, dei Marchesi di Arquata, Generale della Congregazione Somasca e più volte rettore del Collegio. Dal patrimonio della sua illustre famiglia ricavò il denaro necessario non solo per ampliare il Collegio, ma anche per edificarne la Chiesa, tanto che fu considerato il vero fondatore dell’istituto. Si deve a lui la denominazione di “Collegio San Giorgio”, scelta in omaggio al Santo Protettore della Repubblica di Genova. Nel 1694 si tenne per la prima volta nei nuovi locali il Ven. Definitorio della Congragazione e dal 1707 si svolsero nell’istituto ben otto Capitoli Generali della Congregazione, cosa possibile soltanto in poche Case per il numero di camere necessarie in tali circostanze, dovendosi alloggiare non meno di cinquanta Padri elettori.

Nel 1745, durante la guerra di successione austriaca, Novi fu occupata da truppe austro-piemontesi, diventando sede del quartiere generale del generale Botta d’Adorno, ed il Collegio venne requisito per ridurlo ad ospedale, ma in effetti fu trasformato in ricovero per cavalli. Sei convittori furono prelevati come ostaggi, cosicché i Padri decisero di mandare a casa gli alunni rimasti e lo stesso rettore, padre Gaetano Isola fu costretto a nascondersi perché accusato di essersi opposto alle violenze soldatesche.

Il 13 febbraio 1748 gli Austriaci lasciarono Novi e, passata la tempesta, il San Giorgio ritornò a svolgere sempre meglio i suoi compiti. Numerosi furono gli insegnanti che ne illustrarono le cattedre, fra i quali il somasco padre  Carlo Innocenzo Frugoni, poeta arcadico, ed anche un novese, Camillo Bovone, che, dopo essere stato rettore del Collegio, nel 1778 fu chiamato a reggere le sorti della Congregazione Somasca.

I Gesuiti avevano progettato di  istituire a Novi una Scuola di Commercio ed allo scopo avevano costruito la relativa sede, che è il fabbricato dove fino al termine della seconda guerra mondiale si trovava il carcere giudiziario. Nel 1774 l’Ordine fu soppresso e la scuola gesuita non riuscì neanche a nascere, cosicché i Somaschi decisero di svolgerne i programmi nel loro istituto, dimostrandosi ancora una volta attenti alle necessità culturali del loro tempo.

La ventata napoleonica non mancò di scuotere il San Giorgio. Ripararono a Novi i padri Somaschi, che erano stati espulsi da Genova nel 1799 per non aver voluto giurare la nuova costituzione “democratica”, ed altri Padri dovettero abbandonare Novi. Nel 1798 la Municipalità di Novi istituì le scuole primarie, che dovevano funzionare nei vari oratori cittadini, ma al San Giorgio fu concesso di continuare la sua attività, per quanto ridotta, a seguito delle mutate condizioni sociali e politiche dello Stato. Subito però il fabbricato ed i possessi del Collegio passarono alla Nazione Ligure, che le cedette alla Municipalità di Novi, la quale adibì il Collegio a scuola comunale. I Somaschi che vi erano rimasti poterono continuare ad impartire  i loro insegnamenti, ma pagando l’affitto alla Municipalità; tuttavia la cosa durò poco, perché già nel 1801 il Collegio fu restituito ai Somaschi.

Portate dalle baionette francesi, le nuove idee fecero sentire la loro influenza nei programmi scolastici e nella scelta degli insegnanti, ma bisogna dire che i reggenti la Municipalità si preoccuparono perché il San Giorgio potesse svolgere il suo compito, per cui i Somaschi si adattarono ai nuovi insegnamenti. Tuttavia quando Napoleone intraprese la sua campagna antipapale e pretese che i religiosi riconoscessero l’avvenuta deposizione del Pontefice, i Somaschi rifiutarono. Ciò nonostante, siccome le scuole bene o male dovevano esistere e funzionare, esse furono praticamente lasciate in mano ai Padri.

Si deve in modo particolare al padre Andrea Pagano se in quei difficili anni il Collegio poté conservare la sua fisionomia, mentre tante altre Case venivano soppresse o radicalmente mutate. Padre Pagano fu anche consigliere apprezzato della Comunità, anche perché si può dire che tutta la classe dirigente di Novi era stata sua allieva.

A seguito della legge napoleonica del 13 settembre 1810, che sopprimeva le Congregazioni religiose, i Somaschi, formalmente ed ufficialmente esonerati anche a Novi sul finire dell’anno scolastico 1809-1810, si dispersero, alcuni ritornando alle case paterne, altri preferendo fermarsi a Novi sperando nel futuro, come i due fratelli novesi don Pier Gerolamo e don Giacomo Torriani, impotenti però di fronte allo scempio degli arredi e degli archivi del San Giorgio. Insieme col Papa prigioniero i francesi si portarono via il generale dei Somaschi e di altre congregazioni. Nel 1813, dopo la battaglia di Lipsia, persa da Napoleone, la città ed il vice prefetto decisero il richiamo di alcuni Somaschi e così il padre Spinola ed i padri Torriani tornarono ad abitare nei locali del Collegio e ripresero l’insegnamento.

Intanto padre Andrea Pagano si dava da fare alacremente per la riapertura ufficiale della scuola, che avvenne nel 1822, con accordi non solo con Novi, ma anche con paesi limitrofi. Né i Somaschi rimasero insensibili al nuovo vento che soffiava implacabile: padre Paroldo nel 1834 fu rimosso dall’insegnamento per le sue idee mazziniane, che lo avevano già fatto espellere da Genova; padre Antonio Buonfiglio, che fu dapprima insegnante e poi rettore del San Giorgio, non era il solo ad essere permeato di quel liberalismo storico, che fu un caso di coscienza, durante il Risorgimento, per quei cattolici italiani che non vedevano la salvezza della religione nel potere temporale dei Papi.

È indubbio che i Somaschi mostrarono una certa riluttanza ad abbandonare gli schemi antichi dell’istruzione nella scelta dei testi, ma si accostarono alle nuove idee, soprattutto per quanto riguarda l’insegnamento della letteratura italiana. La vita del San Giorgio nella prima metà dell’ 800 è felicemente tesa al conseguimento degli ideali di fede e di patria e la Congregazione Somasca nulla tralascia perché la scuola sia all’avanguardia del sapere.

Col passaggio e l’acquartieramento delle truppe piemontesi durante la prima guerra d’Indipendenza, il 21 giugno 1849 il Collegio è a disposizione del 17° Reggimento di Fanteria, che vi si insedia per circa quattro mesi. Necessaria succursale del collegio diventa il Palazzo Sauli di Via Girardengo. Il 13 novembre 1850, resosi liberi gli antichi locali, sono inaugurate le cattedre di Geografia e di Storia. Nel 1859, il sindaco Giuseppe Cattaneo, con la collaborazione dei padri Somaschi, opera la trasformazione degli antichi studi di Umanità in Ginnasio-Liceo, che nel 1865 assumerà il nome glorioso di Andrea Doria.

Con la legge del 7 luglio 1866 vengono soppressi gli ordini religiosi, ma  padre Albino Vairo, solo a lottare contro un ambiente agnostico, che vuole, senza farne mistero, la chiusura dell’istituzione, assume sopra di sé la responsabilità del Collegio, il quale riesce così a sopravvivere, ma non più a nome della Congregazione giuridicamente soppressa, ma a nome di se stesso come privato, assistito da quei Padri che avessero voluto rimanere. Alcuni di essi, come padre Carlo Moizo, ottennero più tardi per i loro meriti alte cariche altrove, altri durarono in Collegio fino alla morte, ma nessuno fu più sostituito da altro membro della benemerita Congregazione dei Somaschi.

Per l’antica fama e gli sforzi generosi di padre Vairo il San Giorgio continua a prosperare e in pochi anni gli allievi interni salirono fino a 250 ed a 300 gli alunni della scuola. Nel 1898, vecchio e stanco padre Vairo si ritira alla Cervara, la Badia presso Santa Margherita, da lui riedificata e convertita in luogo di villeggiatura per gli allievi sangiorgini. Gli succedono padre Garbarino e padre Pietro Ricci, fino al 1902, quando il Collegio viene laicizzato, chiuso ed affittato. Trascorreranno altri 22 anni  prima che dalle ceneri la scuola del San Giorgio rinasca grazie alla volontà ed alla passione di Don Orione.


Pubblicato in costume e società il .

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *