di FRANCESCO MELONE
Nel corso di lavori al Cimitero di Novi Ligure, nel 1984 venne rinvenuto il cippo funerario del padre del celebre pittore Cesare Viazzi, il Maggiore Tito Giuseppe Viazzi, nato nel 1816 e deceduto nella nostra città nel 1887.
I periodici locali diedero notizia del ritrovamento auspicandone una adeguata collocazione. Solo quasi trent’anni dopo Giancarlo Sardi, Sindaco di Predosa, ne suggerì la sistemazione nel Cimitero comunale ove riposano l’avv. Alberto Viazzi pluridecorato Maggiore dei bersaglieri e il dott. Giorgio Viazzi Ufficiale medico degli alpini, entrambi nipoti di Tito ed entrambi combattenti nelle due Guerre mondiali.
Il cippo, un pregevole manufatto in marmo bianco, venne quindi restaurato e corredato di fotoceramiche a colori: un ovale ricavato dal ritratto eseguito quando il militare era fresco di nomina a Capitano, e un’altra che riporta le sue decorazioni: la Medaglia d’Argento al Valor militare conseguita a San Martino nella battaglia del 24 giugno 1859, la Commemorativa delle Guerre d’Indipendenza con le fascette delle campagne 1848, 1849, 1859, la Croce di Cavaliere della Corona d’Italia.
La sistemazione della storica memoria venne inaugurata nei giorni precedenti il 4 novembre dello scorso anno al Cimitero predosino, presenti Sindaco, gonfalone comunale e scorta d’onore.
Viazzi era inquadrato nella terza Divisione, comandata dal luogotenente generale (equivalente all’odierno generale di corpo d’armata) Filiberto Mollard e composta dalle due Brigate Cuneo e Pinerolo, quest’ultima formata dal 13° e 14° reggimento. Viazzi era nel 14°, al comando del tenente colonnello Placido Balegno di Carpeneto che morirà in combattimento.
Ricordiamo succintamente le ultime fasi di quella che è stata l’ultima battaglia dell’Esercito del Regno di Sardegna.
“La Notizia”, 11 dicembre 1984
Predosa, Cimitero Comunale, 2013
Il campo di battaglia di San Martino presenta difficoltà ai movimenti d’offesa., perché, intensamente coltivato, parcellizza l’operatività in piccoli settori con spazi visivi chiusi da viti, gelsi, alberi da frutto. E’ costellato di cascine circondate da un muro di cinta continuo, vulnerabili solo dall’artiglieria. Il fumo prodotto dalle detonazioni di migliaia di fucili e centinaia di cannoni oscura l’aria.
Le truppe austriache, al comando del feldmaresciallo Ludwig von Benedek, sono orientate alla difensiva dell’altipiano contrassegnato da due speroni con ripidi pendii, ma quel 24 giugno 1859, con reiterati attacchi, i Piemontesi riusciranno a vincere per la loro ostinata abnegazione, non sempre supportata dall’artiglieria e solo nella fase finale con un buon coordinamento dei comandi superiori. Si deve rilevare che vi sono discordanze tra la Relazione sulla guerra del 1859 pubblicata nel 1912 dall’Ufficio storico del Regio Esercito Italiano e quanto rappresentato più recentemente nel Convegno romano del 2009 da Giovanni Cerino Badone, ricercatore universitario nel campo delle Scienze strategiche.
Sono circa le 17 quando muovono all’attacco le due brigate giunte di rinforzo, come racconta Gianni Rocca nel suo saggio Mondadori del 1993. La Pinerolo si scaglia verso la Cascina Contracania. Obbligata a conquistare palmo a palmo il terreno riporta sensibili perdite (circa 80 morti e 200 feriti sui 2000 effettivi del 14° reggimento).
Al grido di “Viva il Re” il capitano Viazzi guida l’assalto tra i primi, resta ferito gravemente, cade e viene superato dagli uomini della Compagnia.
Dopo le 19 rientrano in azione le brigate Acqui e Casale, alle 21 gli austriaci iniziano a ritirarsi ordinatamente. La Battaglia di San Martino è terminata. Viazzi non viene raccolto dallo scarno Corpo Sanitario, è ferito ma sopravvive, può attingere alla borraccia sua o dei caduti più vicini.
La notizia della vittoria e delle numerose perdite giunge alla Cittadella di Alessandria, trasmessa dalle staffette e dal telegrafo, grazie alla compagnia di Zappatori del Genio della Pinerolo, che ha anche compiti di telegrafia. Comunque, anche se non si riuscì ad attivare il “telegrafo volante”, Lombardia e Piemonte erano fornite di efficienti linee telegrafiche che potevano essere interconnesse.
All’arrivo in Alessandria della notizia delle gravi perdite subite dall’Armata Sarda, la moglie del capitano Viazzi, Maria Teresa Ricci di Villalvernia, agisce con determinatezza, affida a persone di fiducia il piccolo Cesare, che al momento ha l’età di due anni, e, probabilmente assieme ad altre mogli, noleggia una diligenza. Giunge, in poco più di un giorno di viaggio, sul luogo della battaglia. Il medico del Reggimento, il dottor Natale Ferroglio che ha allestito l’ospedale proprio in Contracania (alla Cascina Treccani), non ha notizie del Capitano, ma la zona dello scontro è ben identificabile. Maria Teresa, donna tenace e austera, ritrova il suo Tito vivo, vicino ai cadaveri non ancora raccolti. Esemplare prova di amore coniugale.
Litografia della Battaglia di San Martino proveniente dalla abitazione di Tito Viazzi a Novi Ligure




