L’Istituto Giacomo Oneto

Convitto, scuole elementari, scuola secondaria di avviamento professionale a tipo agrario con effetti legali – di FRANCESCO MELONE

Il testamento di Carlotta Oneto 

Il 15 gennaio 1923 decedeva in Genova la signora Carlotta Oneto vedova Casati, lasciando a mani del Notaio Enrico Rivera il testamento olografo datato 18 novembre 1922,dal quale, tra l’altro, si legge:

“Intendendo provvedere in tempo a manifestare le mie ultime volontà in armonia anche ai sentimenti espressi dai miei amati fratelli Giuseppe e Nicola, dispongo che ogni mio avere sia devoluto come in appresso:
Intendo e voglio che l’intero mio patrimonio, in qualunque cosa consista, al netto però dei legati infraspecificati e delle spese di cui in appresso, venga erogato alla fondazione ed al funzionamento di un’opera avente lo scopo di provvedere al mantenimento, alla educazione ed all’avviamento ad un’arte o mestiere – preferibilmente all’agricoltura – di giovanetti disagiati, appartenenti a famiglie cristiane originarie del Circondario di Novi Ligure, o quivi residenti da almeno otto anni. Sarà data però preferenza a quei giovanetti le cui famiglie hanno domicilio nel Comune di Novi Ligure.
Questa opera dovrà portare il nome di “ISTITUTO GIACOMO ONETO” ed ispirarsi nella sua attuazione ai seguenti criteri:
Disposto nel modo che sarà ritenuto più conveniente all’impianto dell’Istituto, colla somma ricavata dalla vendita della mia villa detta ”Veranda” e della casa in via Cavour, si provvederà alle spese della sua gestione colle rendite del mio patrimonio residuante , coi proventi di una modicissima retta a carico delle famiglie degli alunni che verrà, anno per anno, congruamente fissata dal Consiglio di Amministrazione, con gli eventuali proventi dei lavori che saranno eseguiti nei laboratori dell’Istituto, con la rendita di eventuali lasciti di altri benefattori. Sarà per ogni anno riservata, nei limiti da assegnarsi, a giudizio del Consiglio di Amministrazione, la preferenza agli orfani ed ai fanciulli dotati di maggior ingegno ed amore al lavoro.

L’Opera sarà amministrata da un Consiglio di Amministrazione permanente composto da cinque membri: faranno parte del Consiglio due membri miei fiduciari che nomino nelle persone dei sigg. Cima geom. Angelo fu Francesco ed Avv. Vernetti Cav. Domenico fu Comm. Paolo. Gli altri membri saranno il Rev. Parroco pro tempore di San Pietro in Novi Ligure, il sig. Sottoprefetto ed il sig.Pretore del Mandamento di Novi Ligure.
Venendo a mancare per qualsiasi motivo, uno od entrambi i due membri così designati, la loro sostituzione avverrà con le persone che saranno nominate dall’Ill.mo Presidente del Tribunale avente giurisdizione su Novi Ligure .
(omissis)
Tutte tali cariche saranno tenute a scopo di carità.
Per l’attuazione di queste mie volontà mi affido in modo particolare al sig. Cima Geom. Angelo, al quale confido, oltre i poteri degli esecutori testamentari ,quelli più ampi di cui in appresso:
1.- Venderà a pubblici incanti gli stabili suindicati e cioè la Villa Veranda e la casa di Via Cavour, allo scopo suindicato, colle modalità che riterrà più opportune.
2. – Venderà il mobilio e tutto quello che si trova nei miei appartamenti in Genova e Novi,(Villa), escluso .tutto ciò che potrà servire per l’andamento dell’Istituto e gli oggetti che lascio da distribuire alle persone più sotto elencate, a trattative private a persone dabbene a giudizio del mio fiduciario.
.3. – Formerà lo Statuto dell’Opera e farà le pratiche legali necessarie per il riconoscimento giuridico dell’Opera e per la sua erezione in Ente Morale.
( omissis)
Per l’adempimento di tutto quanto sopra accordo al mio fiduciario, sig. Cima Angelo, nella speranza che sia sufficiente, il termine di tre anni dalla mia morte, salvo che occorresse un termine maggiore, nel qual caso lo si intende del pari accordato. I legati in denaro da me come sopra disposti, non produrranno pendente mora alcun interesse. Il Consiglio di Amministrazione entrerà in carica nel momento in cui l’Opera sarà, a giudizio del mio fiduciario sig. Cima Angelo, in grado di funzionare. Sino a quel momento ogni potere sarà concentrato in detto mio funzionario. All’insediamento della detta Amministrazione egli dovrà dare il conto della sua gestione quale amministratore dell’Ente da me incaricato.
(omissis)
Qualora, per qualsiasi motivo, il suindicato sig. Cima Angelo dovesse o per morte o per altra ragione declinare l’incarico di esecutore testamentario sarà surrogato dal sig. Questa Francesco fu Andrea. E qualora anche il Questa non potesse o non volesse accettare tale incarico, intendo e voglio che questo venga assunto dall’Ill.mo sig. Procuratore del Re presso il Tribunale avente giurisdizione su Novi Ligure.
Voglio e dispongo che qualora, malgrado ogni diligenza del sig. Cima o dei suoi surrogati, non si riuscisse a ottenere la regolare costituzione della detta Opera Pia, che è da me costituita mia erede universale, in tal caso e in sostituzione della detta Opera Pia, nomino mio erede l’Orfanotrofio di Novi Ligure, affinchè costituisca una sezione maschile in correlazione all’entità del reddito di cui potrà disporre. Nella attuazione di questo reparto intendo siano seguiti criteri da me suesposti per l’erigendo Istituto, il quale dovrà portare il nome di «Giacomo Oneto» ed intendo che a far parte della sua Amministrazione sia chiamato il mio fiduciario sig. Geom. Cima Angelo, con gli incarichi che ho sopra indicati.
Voglio che l’Istituto, come sopra da me disposto, provveda degnamente quale erede consegnatario alla manutenzione e conservazione della cappella mortuaria di famiglia nel Cimitero di Novi Ligure, dove io voglio essere tumulata vicino a mio marito e desidero siano parimenti deposte le salme di mia sorella Angela e di Luigia Poggio.( Domestica della testatrice, N. d. R.)
( omissis )
Desidero che nel giorno della commemorazione dei Defunti i giovani dell’Istituto portino fiori alla tomba Oneto, anche per istillare loro il culto dei defunti.
( omissis )
A chiusura poi di quanto ho disposto col presente mio testamento, dichiaro e voglio che l’Istituto da me fondato sia diretto da persone religiose che facciano del loro meglio perchè i giovani ricoverati nell’Istituto vengano informati all’amore della Famiglia, della Patria e della Religione; e ciò dichiaro e voglio perchè questi furono sempre i sentimenti dei miei genitori Giacomo Oneto fu Cipriano e Elisa Carosio fu G.B., dei miei fratelli Giuseppe, Ing. Nicola ed Emanuele, delle mie sorelle Marina ed Angela e della sottoscritta a cui è riservato il dovere di dare attuazione ai sentimenti dei suoi congiunti.
( omissis)
Il presente venne scritto sotto la mia dettatura da persona di mia fiducia e venne da me letto ed approvato completamente.

Genova,18 Novembre 1922    fir.ta CARLOTTA ONETO VED.CASATI

L’ edificazione dell’Istituto

Il geom. Angelo Cima, vecchio amico e amministratore della famiglia Casati Oneto, alla morte della sig.ra Carlotta si mette subito all’opera per dare esecuzione alle ultime volontà della defunta benefattrice.
Dall’inventario redatto all’apertura della successione il patrimonio affidatogli risulta ammontare a £ 969.068; inoltre dalla vendita del mobilio esistente nell’appartamento di Genova e nella Villa Veranda di Novi ricava una somma pari a £ 40.000, con la quale provvede al pagamento delle passività esistenti all’apertura del testamento e dei legati istituiti dalla testatrice.
Sorgono però anche alcune vertenze in merito alle relative liquidazioni. Il tutore della sorella Angela tenta, ma inutilmente, di impugnare la validità del testamento; gli eredi Casati sollevano questioni circa la destinazione dei mobili e degli oggetti, da essi reclamati in proprietà, e per la sistemazione di crediti pertinenti alle proprietà possedute in comunione fra i coniugi Casati – Oneto. Anche per la consegna di titoli depositati presso una cassetta di sicurezza il geom. Cima, di fronte al deciso rifiuto della banca, è costretto ad adire a vie legali.
Sfortunatamente tale azione giudiziaria degenera in una causa assai dispendiosa e di lunga durata, con evidente danno economico. Infatti solo dopo un anno è finalmente possibile ottenere il possesso dei titoli, i quali vengono posti in vendita presso la Borsa di Genova, con un realizzo di £ 146.149.
Intanto,. essendo andate deserte le aste pubbliche, si è proceduto, col sistema della trattativa privata, alla vendita dei due immobili designati nel testamento, cosicchè, consolidata la consistenza patrimoniale dell’erigenda Opera Pia, si possono esaminare i progetti per la sua realizzazione.
Nonostante la svalutazione del consolidato nel frattempo intercorsa e il continuo aumento dei costi dei materiali e della mano d’opera, i componenti della futura amministrazione e cioè, oltre al geom. Cima, il Parroco Don Mario Traverso, il pretore dott. Iodice e l’avv. Domenico Vernetti, riuniti a casa del Sottoprefetto comm. Moro, decidono di dare esecuzione al progetto più ambizioso, allo scopo di non dovere in futuro fare modifiche onerose. Su consiglio di Don Traverso, la scelta dell’area su cui far sorgere l’Istituto cade su un appezzamento di terreno, già fornito di pozzo d’acqua, sito in posizione pianeggiante in via del Popolo.
I lavori, iniziati nell’autunno del 1925, vengono ultimati nel novembre dell’anno dopo e i costi relativi hanno superato il mezzo milione di lire. L’inaugurazione ufficiale avviene il 5 agosto 1927, giorno della Madonna della Neve.
Precedentemente, già nell’aprile del 1925, il Cima aveva iniziato le pratiche per la erezione dell’Istituto in Ente Morale, corredate da istanze presso le autorità locali per avere il loro aiuto allo scopo, ma, come egli scrive nella relazione conclusiva del suo mandato di esecutore testamentario:

”….Debbo qui confessare, con profondo rammarico, che tali aiuti non mi furono dati ed a ciò io debbo ascrivere il ritardo nell’ottenere il Decreto per l’erezione in Opera Pia. E questo accenno io sono costretto a fare per giustificare la mia deliberazione, in data 5 aprile 1928, avente lo scopo di devolvere il patrimonio della ONETO all’Orfanotrofio di questa Città, deliberazione che io avevo preso in un momento di sconforto e di scoraggiamento per la ostinata incuranza dimostratami dalle Autorità locali ogni qualvolta ad esse mi rivolgevo per aiuti. Fortunatamente gli eventi che seguirono mi diedero nuovo coraggio nel perseverare e se oggi la fortuna ha arriso a questa benefica Pia Istituzione, ciò è dovuto al generoso e buon intervento del nostro concittadino Don Mario Sereno, che a mezzo del suo congiunto comm. Rainero Monotti ha ottenuto in breve lasso di tempo la firma del Decreto tanto atteso.

Infatti, in data 20 dicembre 1928, re Vittorio Emanuele III firma il decreto che dice:

Art.1 – L’Opera Pia -ISTITUTO GIACOMO ONETO -,con sede in Novi Ligure, è eretta in Ente Morale, sotto una propria amministrazione.
Art.2 – E’ approvato lo Statuto organico in data 8 settembre 1928, composto di 27 articoli, ecc.

Lo Statuto

Dello Statuto, modificato con R, Decreto del 1° luglio 1940 solo nella formulazione dell’ Art. 5, riportiamo alcuni articoli che ci permettono di conoscere la vita e il funzionamento della scuola e nello stesso tempo ci offrono un quadro del comportamento della società dell’epoca:

Art. 1 – E’ istituito nel Comune di Novi Ligure un’Opera Pia sotto la denominazione di Istituto Giacomo Oneto……(omissis)
Il Pio Istituto ha un patrimonio di circa £ 1.070.000…(omissis).
Art. 2 – L’Opera Pia ha per iscopo di provvedere gratuitamente ,secondo i propri mezzi, al ricovero, mantenimento, educazione morale e fisica ed all’avviamento ad un’arte o mestiere – preferibilmente all’agricoltura – di giovinetti poveri appartenenti a famiglie cristiane originarie dei Comuni dell’ex Circondario di Novi Ligure o residenti in detti Comuni da almeno otto anni. Esistendo posti disponibili, oltre quelli gratuiti possono essere accolti anche alunni non poveri o poveri di altri comuni, verso il pagamento di una retta ed alle altre condizioni da stabilirsi nel regolamento.
Non possono essere accolti alunni che non abbiano compiuto il sesto ed abbiano superato il dodicesimo anno di età, quelli non vaccinati o che non abbiano sofferto il vaiolo, quelli che non siano di sana costituzione fisica ed i deficienti.
Art. 3 – Nel caso che le domande superino il numero dei posti gratuiti disponibili, salva la preferenza dovuta agli orfani di guerra a sensi della Legge 18/7/1917 n.1143 e del Regolamento 30 giugno 1918 n. 1044, in base alle tavole di fondazione sono preferiti gli orfani ed i fanciulli domiciliati nel Comune di Novi Ligure e quelli che siano dotati di maggior ingegno e di amore al lavoro, non abbiano parenti tenuti per legge ed in grado di provvedere alla loro sorte e si trovino in maggior abbandono. Negli altri casi si terrà conto dell’ordine di presentazione della domanda.
Art. 4 – Gli alunni ricevono l’istruzione elementare nell’Istituto con le norme stabilite dalle vigenti leggi. Ricevono l’istruzione pratica e nell’interno dell’Istituto o presso le locali scuole d’agricoltura d’arti e mestieri qualora esistano nel Comune, presso le aziende od officine esistenti nel Comune se condotte notoriamente con abilità e probità. In questo ultimo caso il modo di esercitare la vigilanza degli alunni durante il tempo che essi passano fuori dell’Istituto è determinato dal Regolamento.
Art. 5 – Nell’avviamento degli alunni ad un’arte o mestiere si tiene conto, per quanto sia possibile, delle loro tendenze ed attitudini.
Quelli che diano serio affidamento di sè possono essere collocati in altri Istituti Pii o in case fondate da Società di Patronato per ricevervi insegnamenti professionali non impartiti nello stabilimento. Possono essere collocati presso officine ed aziende esistenti fuori dal Comune, se condotte notoriamente con abilità e probità, e quando alla loro vigilanza si provveda da Società locali di Patronato. Le spese relative non dovranno eccedere quelle che si sarebbero incontrate per il mantenimento di tali alunni nell’Istituto.
Art. 6 – Gli insegnamenti professionali da impartirsi agli alunni ed i programmi relativi sono determinati nel regolamento tenendo presenti le condizioni locali specialmente nei riguardi della domanda o dell’offerta di lavoro. Gli alunni sono anche istruiti nell’igiene e nell’economia domestica. Gli insegnamenti sono affidati a persone munite dei necessari titoli e requisiti. Gli alunni sono abituati alla sincerità, al rispetto reciproco, all’ordine, al culto della Patria, all’amore del lavoro, al sentimento della propria responsabilità, alla pulizia, insomma a quanto concerne a formare il carattere civile.
Art. 7 – Nell’Istituto è vietata ogni disparità di trattamento fra gli alunni accolti gratuitamente e quelli ammessi a pagamento.
Art. 8 – Ove si accerti che un alunno sia stato ricoverato indebitamente a titolo gratuito, per qualsiasi causa l’Amministrazione deve richiedere da chi di diritto il pagamento delle rette.
Art. 9 – Gli alunni i quali abbiano sufficientemente profittato dell’insegnamento professionale, lavorino nell’Istituto o fuori, con deliberazione del Consiglio d’Amministrazione sono ammessi alla compartecipazione degli utili dei lavori cui presero parte, nella misura da determinarsi nel regolamento. L’Amministrazione curerà che i salari degli alunni addetti alle officine ed aziende private non siano inferiori al tasso locale.
Le quote spettanti agli alunni sono depositate mensilmente presso la Cassa Postale di Risparmio mediante libretti individuali da consegnare a chi di diritto all’uscita degli interessati dall’Istituto.
Art, 10 – Gli alunni sono licenziati quando compiono il 18° anno di età. Devono essere licenziati prima quelli per i quali sia cessato il bisogno di fruire della pubblica beneficenza, salva la disposizione del secondo comma dell’articolo 2.
Possono essere licenziati prima del termine predetto gli alunni ai quali si offre l’occasione, mediante un conveniente collocamento, di migliorare la propria sorte.
Le garanzie relative sono determinate dal regolamento.
Art. 11 – L’espulsione per indisciplinatezza o per cattiva condotta è inflitta nei casi e con le cautele da stabilirsi nel regolamento.
Art. 12 – Il licenziamento o l’espulsione degli alunni che abbisognano di collocamento o della Pubblica Assistenza sono notificati al locale Comitato Patronato di Maternità ed Infanzia, alla Congregazione di carità e quando occorra anche all’Autorità Municipale, per evitare che i licenziati od espulsi siano abbandonati a se stessi.
Art. 13 – Gli alunni licenziati prima del limite d’età possono, quando cessino i motivi del licenziamento, concorrere ai posti che si facciano vacanti nell’Istituto.
Art. 14 – L’Istituto provvede al proprio scopo con le rendite del patrimonio e con le rette pagate per gli alunni non accolti gratuitamente, con le quote che si riserva sui proventi dei lavori eventualmente eseguiti dagli alunni e con ogni altro introito non destinato ad aumentare il patrimonio.
Art. 15 – L’Istituto è retto da un Consiglio Amministrativo di sette componenti compreso il Presidente, che è nominato dal Prefetto tra i componenti medesimi.
(omissis)
Art. 23 – Il servizio di esazione e di cassa è fatto di regola dall’Esattore Comunale. Nel caso in cui l’Opera Pia venga autorizzata ad avere un esattore proprio, non gli si potrà conferire un assegno superiore a quello che sarebbe spettato all’esattore comunale.
(omissis)

Gli articoli dello Statuto che non sono citati riguardano soprattutto la composizione, le attribuzioni e i compiti del Consiglio di Amministrazione, simili a quelli degli attuali enti che lo prevedono, per cui non offrono interesse sostanziale per le presenti note.
Un cinquantennio di assistenza e di insegnamento

Il 1° Ottobre 1928 nel locale della direzione dell’Istituto, in via del Popolo (via che prenderà poi il nome della scuola), si riunisce il primo Consiglio di Amministrazione, composto, in conformità alle volontà manifestate dalla fondatrice, dal geom. Angelo Cima, presidente, dall’avv. Domenico Vernetti, da Don Mario Traverso, Parroco di S.Pietro, e dall’avv. Guglielmo Pagliano, pretore del mandamento di Novi Ligure.
Viene approvata con lode la relazione sulla gestione del patrimonio dell’Istituto fatta dall’esecutore testamentario e si decide sulla nomina del personale per il funzionamento della scuola: sono proposti come direttore Don Raffaele Massa, Vice Parroco di S.Pietro, a suo assistente il sig. Roberto Daglio e a portiere bidello il sig. Gio.Batta Repetto. Si fa presente che il medico Dott. Costante Persano ha offerto la sua opera sanitaria gratuitamente.
Considerate le attuali possibilità, il numero dei ricoverandi a titolo gratuito non potrà essere superiore a cinque, mentre quello a pagamento può essere indeterminato, ma per ora limitato ad un massimo di quindici. I primi, oltre ai documenti di legge per i bambini da iscrivere ad una scuola, dovranno esibire il certificato di povertà rilasciato dal Podestà e quello comprovante la residenza nel Comune o Circondario di Novi Ligure da almeno otto anni. La retta per i secondi viene stabilita in £ 120 mensili; in casi particolari tale retta, da determinarsi entro il 1° settembre di ogni anno, può essere ridotta.
Il 12 ottobre sono ammessi i primi giovanetti a titolo gratuito: Fossati Natale, Palenzona Beniamino, Repetto Agostino, Scagliola Giuseppe. Un mese dopo è la volta di Pestarino Arturo e, in deroga al numero stabilito, anche di Benso Francesco.
Nel marzo 1929 la Federazione Provinciale degli Agricoltori accoglie la proposta di ammettere all’Istituto una Scuola pratica di agricoltura e frutticultura, per cui opportunamente il prof. Giuseppe Castellari, segretario del Sindacato Agricoltori della Provincia di Alessandria, è invitato a far parte del Consiglio di Amministrazione, il quale ,ormai nella sua forma legale, resterà in carica per il quadriennio 1929 – 1932. Intanto Don Massa è nominato anche Segretario Economo e l’esattore comunale, il cav. Attilio Norando, tesoriere. La stima e la fiducia che l’Istituto gode da subito presso la cittadinanza è dimostrata dalle quotidiane elargizioni da parte di benefattori di ogni ceto sociale e che si protrarranno anche quando le vicende della città e della nazione saranno le più tragiche.
Nel maggio dello stesso anno viene approvata l’uniforme dei convittori, costituita da pantaloni lunghi, giubba a un petto con colletto senza risvolto, tipo militare, ricoperto di velluto granata, berretto con visiera, avente come distintivo le lettere, intrecciate fra loro, IGO (iniziali delle parole Istituto Giacomo Oneto), mantellina per l’inverno, il tutto di panno nero. Viene scoperto, opera dello scultore novese Pietro Lagostena (1877 – 1977), il busto di Carlotta Oneto, che ancora oggi si trova nel cortiletto antistante l’edificio della scuola, mentre con l’approvazione del regolamento organico viene completato l’iter burocratico del convitto.
Citiamo di questo regolamento alcuni articoli che riguardano l’istruzione degli alunni:

Art. 16 – Ai giovani ammessi all’Istituto sarà impartita l’istruzione elementare obbligatoria con le norme stabilite dalla Legge.
Art, 17 – Gli alunni che avranno terminato il detto corso di istruzione elementare saranno ammessi alla scuola d’agricoltura dell’Istituto stesso, oppure ai corsi delle scuole professionali della Città, compiendovi gli studi teorico-pratici in conformità dei singoli programmi.
Art. 20 – Gli alunni a qualsiasi arte applicati, avranno settimanalmente lezioni di igiene, economia domestica, educazione morale e religiosa.
Art. 21 – Gli alunni, che abbiano sufficientemente approfittato dell’insegnamento pratico e lavorino nell’Istituto o nelle officine o in aziende agricole fuori, saranno ammessi alla compartecipazione della retribuzione da ciascuno percepita. Con deliberazione del Consiglio di Amministrazione verranno accordate e fissate le paghe ed i salari da assegnare ai vari alunni che prestano l’opera loro. Il 50% delle dette paghe o salari verrà devoluto alla cassa dell’Istituto ed il 50% sarà assegnato al giovane. Dette somme saranno mensilmente a cura del Direttore depositate presso la Cassa Postale di Risparmio mediante i libretti individuali intestati ai singoli alunni. I libretti all’uscita degli interessati saranno consegnati a chi di diritto.
Art. 24 – L’educazione e la disciplina dell’Istituto sarà improntata alla amorevolezza famigliare non disgiunta dalla paterna severità, al fine di infondere con la massima e con l’esempio il rispetto reciproco, l’amore all’ordine e alla pulizia, il culto della Patria e della Religione.

Questo regolamento subirà alcune modifiche, approvate il 13 dicembre 1932, per quanto riguarda la pianta organica del personale dipendente, composta da un Direttore con mansioni di economo e segretario, da un applicato contabile, da due assistenti, da due inservienti (cuoca e donna di fatica) e da un portinaio.
Dato il buon andamento finanziario, i posti gratuiti sono portati a otto e in vista dell’apertura della Scuola pratica di agricoltura, prevista per l’inizio dell’anno scolastico 1930 – 31, si esegue l’impianto del frutteto e si istituisce una stazione pluviometrica per la funzione agricola
Successivamente sarà installato l’impianto di irrigazione ed il pollaio per lo studio della pollicultura. Saranno ammessi quattro convittori a spese dell’Amministrazione Comunale, altri quattro a carico dell’Opera Nazionale Maternità ed Infanzia e un nono a spese dell’Opera Nazionale per la Protezione degli Orfani di Guerra, mentre alla fine dell’anno scolastico viene eseguito il primo provvedimento di espulsione comminato ad un alunno per continuata e imperdonabile indisciplina.
Intanto il dott. Giuseppe Cortona, nuovo pretore, sostituisce nel Consiglio l’avv. Pagliano, trasferito a Biella, e il 19 febbraio 1931 il Presidente Cima presenta le sue dimissioni per ragioni di salute: se Carlotta Oneto è stata l’ideatrice e la munifica benefattrice, il geom. Angelo Cima è stato il vero realizzatore del “GIACOMO ONETO” e come tale viene salutato dal Consiglio e da tutti coloro che vivono e lavorano nell’Istituto. Gli succede l’avv. Domenico Vernetti, che restarà in carica fino al 2 novembre 1935, giorno della sua morte.
La famiglia di Luigi Zaccheo, nuovo membro del Consiglio di Amministrazione in sostituzione del prof. Castellari, offre all’Istituto la bandiera in seta, con il proposito di farla benedire dal Vescovo il giorno di S. Carlo, onomastico della Fondatrice, alla presenza delle più alte autorità cittadine e provinciali, ma, a causa di impegni del Prefetto, la cerimonia potrà avvenire solo il successivo 9 giugno 1932, madrina la signora Luigia Daglio e padrino il Presidente Vernetti.
Offerta da Don Giovanni Balduzzi, Rettore della Collegiata, è inoltre la statua della Madonna eretta nel cortile su piedistallo disegnato dall’architetto Gian Serra (1891 – 1964).
Nel 1933 il Consorzio Obbligatorio per l’Istruzione Tecnica assegna 200 lire da dividersi in quattro premi, di £ 100, £ 50, £ 25 e £ 25 destinati agli alunni di agraria più meritevoli. Qualche tempo dopo il Consorzio Prov. per l’Istruzione Tecnica assegna alla Scuola di Avviamento professionale a tipo agrario dell’Istituto Giacomo Oneto la Medaglia d’Oro con Diploma, offerta dal Consiglio Provinciale dell’Economia.
Alla fine dell’anno 1934 si contano 25 alunni a posti interamente gratuiti, 10 a metà retta, 10 assistiti dall’O.N.M.I., uno a carico dell’Opera Naz.Mutilati e Invalidi e 11 a pagamento pieno; tutti gli alunni licenziati trovano collocamento presso ditte e aziende cittadine. Nel 1938 il totale degli scolari è di 70, dei quali 41 presenti nei tre corsi di agraria, saliti a 47 l’anno dopo. Nel 1941 si conteranno 67 convittori interni e 25 alunni esterni per un totale di 92 presenze.
Alla morte di Domenico Vernetti, per decreto del Presidente del Tribunale di Alessandria, è chiamato alla presidenza del Consiglio di Amministrazione il Gr. Uff. Angelo Rossi, il quale resterà in carica fino all’11 marzo 1943, quando il Prefetto nominerà un nuovo Consiglio, presieduto dall’ avv. Piero Vernetti.
Le vicende tragiche della guerra si fanno sentire anche nell’attività dell’Istituto, che subisce un notevole rallentamento, con una leggera ripresa nell’anno 1947 – 48 culminata nella normalità con la rinascita dei corsi agrari del nuovo ISTITUTO TECNICO AGRARIO GIACOMO ONETO, sancito in data 17 giugno 1952 dal Provveditorato degli Studi di Alessandria. Merito del nuovo Consiglio di Amministrazione eletto il 29 dicembre 1951, composto dal comm. Filippo Moccagatta, presidente, e dai consiglieri: prof. Mario Casali, prof Giovanni Gilli, sig. Giuseppe Grosso, dott. Amalio Sartore, cav. Arturo Zavaglia e Don Pierino Mangiarotti, nuovo Parroco di S. Pietro. Segretario del Consiglio e Direttore della scuola è il prof. Don Guido Calcante.
Tuttavia, nel dopoguerra, anche a Novi si fa sentire la trasformazione avvenuta in Italia della società da carattere eminentemente agricolo a quello industriale, con conseguente aumento del tenore di vita delle famiglie, per cui le scuole di agraria subiscono inevitabilmente un processo di cambiamento in altri indirizzi di studio. Anche l’ “Oneto” chiude i corsi di agricoltura, cessa l’assistenza gratuita, sempre meno richiesta, e accoglie nella sua sede, con inizio delle lezioni il 1°ottobre 1961, una sezione staccata della Scuola Statale a indirizzo commerciale “Gerolamo Boccardo”.
Il 27 ottobre 1966 muore Filippo Moccagatta, il Presidente che ha mantenuto la carica più a lungo, e a lui subentra il dott. Luigi Moccagatta. Il dott. Carlo Binasco è il nuovo sanitario.
Difficoltà economiche non consentono di effettuare necessari e urgenti lavori edili di ristrutturazione per adeguare la scuola alle dovute esigenze di un edificio pubblico, per cui il Consiglio decide di sospendere temporaneamente il funzionamento dell’Istituto dal 30 giugno 1972; chiede all’Amministrazione Comunale di poterle dare in affitto i locali e di provvedere alo loro ripristino. Il Comune accetta con un canone annuo di £ 2.480.000.=, a partire dal 1°ottobre seguente.
Con la prospettiva di una politica diversa per quanto riguarda l’assistenza ai minori da parte degli enti locali, la Giunta Regionale del Piemonte stava predisponendo, in applicazione dell’art. 25 del D.P.R. n°616, il disegno di legge da sottoporre alla consultazione regionale sul trasferimento ai Comuni dei beni delle II.PP.AA.BB. (Istituti di Pubblica Assistenza e Beneficenza) non più funzionanti . In data 13 giugno 1978, la Regione Piemonte inoltrava una lettera con la quale, in base alle normative vigenti, chiedeva un parere da parte dell’Amministrazione Comunale di Novi Ligure, in merito all’estinzione dell’Istituto “Giacomo Oneto” e a tal fine sollecitava una deliberazione del Consiglio Comunale.
La consultazione, effettuata per alzata di mano, nella seduta del 19 ottobre 1978, sulla proposta di esprimere parere favorevole allo scioglimento dell’Opera Pia, ottiene su 27 consiglieri presenti 27 voti favorevoli. La relativa delibera n° 170 del 1978 dice tra l’altro:
Visto che dall’1.10.1972 l’Opera Pia sospendeva l’attività assistenziale, che peraltro si era fortemente ridotta negli ultimi anni;
Dato atto che tra le motivazioni che inducevano il Consiglio di Amministrazione alla sospensione dell’attività vi era, indiscutibilmente, la necessità di adeguarsi ai nuovi criteri indicati dal Comitato Provinciale ONMI cui compete la sorveglianza degli enti per minori;
Ricordato inoltre che dallo stesso anno i locali dell’Ente sono stati affittati dal Comune di Novi Ligure, per dare sede ad aule scolastiche sia elementari che medie e che il contratto di locazione scadrà il prossimo 1° Ottobre 1979;
Considerato che in un incontro tra l’Amministrazione Comunale ed il Consiglio d’Amministrazione dell’Ente è stato da tale Ente prospettata l’intenzione di avviare corsi di perfezionamento in lingue estere, attività del tutto estranea agli scopi per cui l’Ente è stato istituito ed incompatibile con le finalità educativo-religiose in base alle quali lo stesso ha chiesto il riconoscimento;
Visto che l’Amministrazione Comunale intende continuare nel futuro ad usare i locali dell’Ente a destinazione scolastica, data la loro piena idoneità allo scopo;
Visto l’esito della votazione, DELIBERA di esprimere parere favorevole in merito all’estinzione dell’Ente Opera Pia “Istituto Giacomo Oneto” di Novi Ligure.

Il Consiglio di Amministrazione dell’”Oneto”, presieduto dal dott. Luigi Moccagatta, è ora composto dal prof. Francesco Demicheli, da Don Pierino Mangiarotti, dal dott. Ermanno Masoero, dal cav. Edoardo Parodi, dal sig. Agostino Repetto e dal dott. Amalio Sartore. Il 31 dicembre 1979 si riunisce in adunanza per l’ultima volta.

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