La stampa a Novi

di MARIO SILAVANO

A partire dalla prima metà dell’800 sono nate a Novi molte testate giornalistiche, a riprova di una vivacità intellettuale, certo insolita e singolare. Molte di esse hanno avuto vita effimera, come è ovvio, ma altre, come “La Società” o l’”Omnibus” hanno registrato una durata pluridecennale e permettono, leggendo le loro pagine. di rivivere le vicende soprattutto della seconda parte di quel secolo.

Una ulteriore riflessione riguarda il modo di fare giornalismo locale. Infatti non vi è solo politica, cronaca, cultura, sia nazionale sia locale; vi sono anche disegni, annunci economici, alle volte anch’essi graficamente elaborati, necrologi, che danno una misura intensa nei vari aspetti della vita cittadina, apparentemente di minore importanza.

Molti periodici sono di vario impegno e spessore, a iniziare da “Il Vaglio” del 1840, anteriore alle leggi di re Carlo Alberto sulla libertà di stampa, quando ancora perdurava l’oscurantismo dei poteri assoluti e gli uomini di pensiero tentavano di far arrivare alla gente una parola di speranza, sfidando la censura poliziesca e i loro messaggi devono essere rivestiti di orpelli letterari, tali da renderli difficili da decifrare.

La prima stamperia di cui si ha notizie certe è quella di Domenico Tessera, attiva sin dal 1815, editrice della nota pubblicazione ”Osservazioni storiche-critiche sui ruderi di Libarna”, di Giuseppe Antonio Bottazzi. Da alcuni scritti risulta che un’altra tipografia, quella di Carlo Puppo, abbia operato in Novi dal 1813 ed almeno fino al 1831, quando, con la sua cessazione,  Giacinto Moretti, nel dicembre rivolge al Prefetto richiesta di ottenere l’autorizzazione ad aprire una stamperia, vista la totale assenza in città di tale servizio.

Proprio in questa tipografia viene stampato “Il Vaglio”, da considerarsi il primo periodico uscito nella nostra città. Il Moretti è infatti il primo a pensare ad un settimanale locale, con la sua richiesta d’autorizzazione “a pubblicare un giornale periodico ebdomanario”, concessagli fin dal giugno 1840, purché rispetti le istruzioni richieste e cioè che tutti gli articoli siano sottoscritti dall’autore, siano vistati dalla Revisione Vescovile e che non contengano ingiurie a personalità.

Nata con data 1°luglio 1840, la rivista “critica, scientifica, artistica e letteraria”, è diretta da Francesco Rovelli, professore di retorica, giornalista, carbonaro e patriota cassanese. Del foglio, venduto a cm. 75 il numero, in uscita ogni lunedì in 4 pagine su 3 colonne, G. Oreste, storico del genovesato, lo trova “ottimamente stampato con nitidi caratteri, dal contenuto vario, interessante, vivace e spigliato… I collaboratori – dice – sono in parte gli stessi che daranno vita all’”Espero” di Genova e pare quindi che il settimanale sia una specie di cauto tentativi di sottrarsi alla censura genovese, sondando il campo dei lettori…”

È certo comunque che “Il Vaglio, con i suoi articoli d’arte, di letteratura e di filologia, rappresenta una grossa novità e non solo per i Novesi, perché è anche l’unica effemeride che ottiene, nel 1842, l’autorizzazione ad essere diffusa anche nel Lombardo-Veneto. Però dal gennaio 1843 la pubblicazione passa alla tipografia Capriolo di Alessandria, per cui dovranno passare alcuni anni prima che Novi abbia nuovamente un suo giornale .

Intanto occorre arrivare al 15 gennaio 1848, perché i coraggiosi anticipatori possano finalmente udire la parole del conte di Cavour: “La stampa, lo proclamiamo apertamente, è il mezzo principale di civiltà e di progresso fra i popoli, e senza di essa le società moderne, qualunque fossero i loro politici intendimenti, rimarrebbero stazionarie, anzi peggiorerebbero”. È il preannuncio dello Statuto Albertino e del Regio Editto del 26 marzo 1849, che introdurrà la libera stampa.

Siamo ormai a quasi metà del secolo. Alla nostra città, prefettura della Divisione di Genova, fanno capo 6 mandamenti e 36 comuni. Vi è un ufficio di posta ed una stazione delle poste dei cavalli, è sede di un tribunale di Prefettura di 4ª classe e di una stazione di Carabinieri con luogotenente e brigadiere a cavallo.

A Novi, che nel 1848 ha 10.772 abitanti e gli uomini colti non mancano, prende ora il via con tempestività il vero giornalismo ”politico”, che si fa propagatore di idee libertarie. Questo risveglio delle coscienze, all’alba di una democrazia ancora baluginante, ha suscitato una incredibile quantità di apporti, tale da far considerare Novi un primario centro di produzione di stampa periodica. Saranno oltre 70 le testate uscite dal 1840 all’inizio della prima guerra mondiale ed un’altra trentina fino al 1945.

Nascono fra il ‘49 ed il ’52 nuove tipografie: quelle di Conti Francesco, nato a Cambiò, di Torri Gaetano, nato a Pavia, che pubblica scritti di un certo livello, come i poemi di George Byron tradotti da Pietro Isola, e di Camusso Luigi, dai cui torchi, con sede in via Girardengo. 13, nel 1849 esce il secondo giornale novese “Il Provveditore”, che si definisce ”domestico, istorico, critico, istruttivo con varietà di scritti editi ed inediti”. Ne è direttore don Gianfrancesco Capurro e il contenuto è interessante, sia per le materie trattate, sia per l’intonazione di assoluta libertà di stampa che trapela da ogni scritto. Uno stampatore concorrente di Genova, Cristoforo Colombo, fa uscire tra il ‘52 ed il ’54 due settimanali, “La Gazzetta di Novi e “La Forbice”. Il primo ha come sottotitolo “politico, commerciale, d’annunzi della provincia “, si vende a 20 cm., esce ogni giovedì in 4 pagine, e dove in un numero si legge un particolareggiato resoconto sull’attentato di Luigi Orsini a Napoleone III, episodio che suscitò ovviamente vasta eco in Italia.

Altro tipografo pioniere del giornalismo novese è Michele Pasquale Salvi, che dal ’52 fa uscire un settimanale “dotto”, intitolato “L’Educatore Popolare”, diretto dal prof. Paternò.

Del 1853 è un nuovo tentativo giornalistico del Camusso: nasce “Il Vessillo Italiano”, il cui programma si racchiude modestamente nelle tre parole del sottotitolo: “Istruzione, politica, letteratura”. Nel ’54 escono altri due settimanali del Camusso, veramente infaticabile: “L’Aurora” e “Il Progresso”, del sabato, che si proclamano entrambi politici sì, ma anche “filosofici ed amministrativi della Provincia di Novi”. Al centro della testata del secondo è disegnato un cocchio su cui stanno i liberali, che sventolano il tricolore e colpiscono con la frusta il clero ed i nobili. Il foglio è infatti decisamente progressista ed anticlericale. Vi si legge che il Vescovo di Tortona ha cercato di impedirne la stampa, senza però riuscire “a soffocare la voce della libertà”. Nel 1855 imperversa anche a Novi il colera e naturalmente tutti i giornali ne danno il resoconto con il numero delle vittime: si sono raggiunti 108 casi, di cui 61 mortali.

Nel 1857 opera anche un certo Salvatore Rossi, che possiede uno “Stabilimento Tipografico-Librario” e Novi è tutta un fiorire di iniziative culturali, di schermaglie letterarie e giornalistiche: il 1859 vede addirittura due tipografi fra i consiglieri comunali, il Camusso ed il Salvi, il che prova la popolarità ed il prestigio dell’arte tipografica e dei periodici. In quell’anno esce, sempre del Camusso il “Messaggere”, dove c’è il reportage della famosa seduta del Parlamento Subalpino, in cui Vittorio Emanuele II pronunciò la storica frase “…mentre rispettiamo i trattati, non possiamo restare insensibili al grido di dolore che da tante parti d’Italia si leva verso di noi”, preludio all’imminente seconda Guerra d’Indipendenza.

Nel 1861, data della proclamazione del Regno d’Italia, Novi conta 11.445 abitanti, è diventata una cittadina industriale con la Pernigotti, la Zavaglia, importanti industrie seriche e notevoli quelle della canapa e del fustagno, che, prodotto dapprima artigianalmente, diverrà famoso in Europa con Mariano Dellepiane.

Dalle tipografie esce parecchio materiale eterogeneo, come circolari, partecipazioni, discorsi. Dell’epoca è un opuscolo di 7 pagine, intitolato “Alla Patria per la erezione di un monumento ai Novesi morti nelle battaglie dell’Indipendenza Italiana” ed è il discorso che Pietro Isola indirizza alle autorità durante una seduta del Consiglio Comunale.

Del ’61 è anche un nuovo settimanale del Salvi: il “Monitore di Novi”, in un numero del quale viene descritta la “Sagra politica”, svoltasi a Novi per festeggiare l’avvenuta proclamazione dell’Unità d’Italia, con sfilate della Guardia Nazionale e del Battaglione Studenti, l’esibizione della Banda cittadina, i fuochi artificiali e l’illuminazione della Città.

Il 1868 vede l’esordio nel mondo del giornalismo e della tipografia di uno dei suoi decani, Andrea Reali, maestro di scuola, nato a San Nazzaro dei Burgundi nel 1841, che fornirà la sua opera fino alla morte, avvenuta il 9 dicembre 1901, quando passerà il testimone al figlio Giuseppe, che seguirà come tipografo le vicende della città fino al 1945, anno della sua morte.

L’esordio è nell’aprile di quell’anno come direttore di un nuovo periodico ”Il telegrafo alfabetico”, settimanale che si definisce “amministrativo, critico, grammaticale” e che esce dai torchi di Salvatore Rossi, non possedendo ancora il Reali una stamperia propria, ma già il 1°ottobre il foglio cessa le pubblicazioni per dar vita ad un nuovo periodico, di cui il Reali chiede ed ottiene l’autorizzazione alla pubblicazione: “La Società”.

Il fondatore ne sarà direttore ed unico redattore, almeno fino al 1876, anno in cui si crea un vero personale di redazione. Esce la domenica e costa 10 cm. Dapprima lo stampatore è il Camusso, finché nel ’70 Reali acquista una piccola stamperia con un torchio in legno ed inizia l’attività in proprio.

Interessante una relazione del 1872 del Sottoprefetto di Novi al Prefetto di Alessandria, dove si legge a proposito delle caratteristiche politiche del foglio: titolo è La Società che il pubblico per burla chiama La Siccità; colore politico nessuno, ma a volte oppositore; indole maldicente per lo scopo di guadagnare; osservazioni è aperto a chiunque paga per dir male o bene di una persona.

Come si sa, il successo di un settimanale è legato al grado di istruzione della popolazione del luogo in cui è pubblicato. Al censimento del 31 dicembre 1871 Novi con le campagne intorno conta 12.162 abitanti, il circondario ne conta 77.855, 38.910 maschi e 38.945 femmine: il 61% degli uomini e il 74% delle donne sono analfabeti.

Al 5 luglio 1872 la tiratura ufficiale de “La Società”, che oggi sembrerebbe poco lusinghiera, è di 50 copie la settimana, ma al 31 dicembre 1877, pur in un tempo di crisi per l’agricoltura, l’industria serica ed i fallimenti continui – che anche i giornali denunciano – le copie vendute risultano 690, costituendo un vero successo, anche perché i lettori possono contare anche su un giornale di sinistra, nato nel 1874, grazie al sempre attivo tipografo Salvi, l’”Omnibus”, che nel 1890 raggiunge la tiratura massima di mille copie.   Dai primi del ‘900, dopo la morte di Reali, il titolo de “La Società” verrà mutato nel “ Messaggero di Novi”.

Dinamico ed estroso, Andrea Reali è considerato il fondatore del moderno giornalismo novese. La Penna, periodico di fine secolo, in un album di macchiette lo ritrae imponente nell’aspetto, commentando la caricatura con una didascalia umoristica, che ne mette in luce il carattere battagliero:”Della novese stampa ecco il decano che molto oprò col giornale in mano”.

Per completare il quadro delle tipografie in funzione, dal 1869 opera in Novi anche Luigi Raimondi, con recapito in Piazza Vittorio Emanuele, oggi detta della Collegiata, al n.4. La sua attività dura fino al 1925 e comprende annuari, guide, opuscoli, scritti d’occasione, traduzioni di opere estere, ecc.

Una competizione elettorale determinerà la rinascita del primo giornale: Il Vaglio. Il 20 novembre 1870, dopo Roma capitale, si svolgono le elezioni politiche per la XI Legislatura.

A Novi gli iscritti sono 1334 e i votanti 669. L’ing. Angelo Frascara prevale per la terza volta contro l’eterno avversario, il prof. Gerolamo Boccardo. Frascara, imprenditore che ha realizzato grandi opere di edilizia in varie regioni d’Italia e che rappresenta la ricca borghesia del comprensorio novese, si è però dimostrato poco efficiente come deputato ed estraneo ai problemi della Città, mentre l’economista Gerolamo Boccardo, docente all’Università di Genova, è molto attaccato a Novi, di cui è cittadino onorario. Evidentemente le idee democratico del professore non piacciono ad un determìnato ceto, che, per il sistema elettorale dell’epoca, è quello ammesso al voto.       Presto però il Frascara, si accorge che il suo prestigio politico sta declinando, per cui decide di avvalersi di un giornale che possa essergli utile per le successive battaglie elettorali.

Consulta il prof. Luciano Scarabelli, il quale, avendo fatto parte dello staff redazionale de “Il Vaglio”, gli propone di riesumare la prediletta testata di un tempo. Il Frascara, consenziente, provvede al finanziamento, acquistando anche una tipografia, e nel 1873, con una nuova veste, risorge il glorioso “Vaglio”, salutato dal benvenuto del giornale “La Società”.

Ma quest’ultimo, vista la natura e gli scopi del nuovo foglio, non esita a scagliare un duro attacco contro l’on. Frascara, accusandolo di essere indegno di rappresentare i Novesi nel nuovo Parlamento. “Il Vaglio” risente di queste stroncature ed il suo successo declina vistosamente, tanto che Frascara decide di non ripresentarsi più nel Collegio di Novi Ligure per le elezioni politiche del 1874, temendo di confrontarsi con l’astro nascente, Edilio Raggio. Esempio dell’importanza di una stampa libera.

Nel gennaio 1875 ”La Società” annuncia con evidente compiacimento “Collo spirar dell’anno è spirato pure il Vaglio”. Nel 1877 al prof. Gerolamo Boccardo saranno riconosciuti i suoi alti meriti di studioso con la nomina a Senatore del Regno.

Sulle tendenze politiche dei Novesi di quel periodo si hanno notizie da una lettera, datata 1° gennaio 1880, del Sottoprefetto di Novi al Prefetto di Alessandria, nella quale si legge: «…Piccolo è in città il gruppo dei repubblicani che manca di denaro e di istruzione e gode di limitata considerazione. Il partito clericale è assai più influente, ma non ostile. Crescono le Società Operaie. La stampa è sempre rappresentata dalla “Società“”e dall’”Omnibus”, i quali ora sono piuttosto ministeriali., ma non hanno un preciso indirizzo e influenza. Le condizioni della città sono in genere volte al buono…»

In genere la polemica elettorale è attenuata dal genuino desiderio di scoprire le mancanze dell’azione politica e culturale svolta e dalle prospettive future. Per questo nascono “Il Diavolo e l’Acqua Santa” del 1895, pubblicato dal cattolico intransigente don Luigi Pesso, il liberale “La Riscossa” (1899) del prof. Vittorio Bozzola, il foglio anarchico “Gli Scamiciati”(1913), il cui direttore responsabile è l’operaio Luigi Laguzzi, e molti altri. Vi è anche il risvolto colto con “Pagina Azzurra” (1894) e il raffinato “La Penna Novese” (1896), una testata che certo non sfigura nel confronto di ben più illustri e coeve riviste italiane, come la più diffusa torinese “La Gazzetta Letteraria” di Vittorio Bersezio, ma anche delle riviste letterarie francesi ed inglesi, quali il londinese “Punch”.

Non ho certamente ricordato tutte le testate uscite. Alcune, come visto, hanno avuto vita abbastanza lunga, ma sono significativi anche molti numeri unici o singole annate, che compaiono in genere a ridosso delle tornate elettorali, che sono la puntuale scadenza per un bilancio della vita cittadina, di ciò che è stato fatto e di cosa bisogna fare, un momento di confronto, di riflessione e di proposta.

Circa il mondo tipografico novese, una statistica del 1876 del Ministero dell’Agricoltura, Industria e Commercio, informa che “nella categoria stampe ed arti affini risultano impegnate 58 persone”.

È interessante infine sottolineare la significativa esperienza de “Il Telegrafo Alfabetico”, di don Gianfrancesco Capurro, che si propone di insegnare a leggere e scrivere attraverso un giornale, tramite un sistema di scrittura ideogrammatica, cioè accostando le lettere dell’alfabeto a figure di oggetti di uso comune che graficamente le assomigliano; così, ad esempio, la lettera “i” viene associata alla figura del “gancio”, cui le assomiglia nella forma.

Esce nel 1868 e dura meno di un anno, quando l’età media della vita a Novi era di 27,3 anni. Ma dieci anni dopo, nel febbraio 1878, vede la luce l’ebdomadario dal titolo “Il sistema Capurro ossia la guerra all’analfabetismo”, che si definisce Giornale critico-didattico. Direttore e proprietario ne è il maestro Angelo Bovone, che ricorda i buoni risultati da lui conseguiti a Parma nel 1872, adottando il sistema, quando diresse un corso per i militari di stanza, invitato da quel Comando, oltre a buoni esiti ottenuti in seguito a Maddaloni ed a Senigallia, qui con un ciclo di 20 lezioni ad insegnanti ed adulti, su invito del Ministero dell’Istruzione.

Pare un assurdo combattere l’analfabetismo con un giornale: è una delle tante spiegazioni dell’interesse e della fiducia dei Novesi nei confronti della carta stampata.

                                                                                                                                                                                                            


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