Sulle origini spagnole di Nicoletta Scorza moglie del pittore G.B. Carlone (1603-1684)

di GIAN MARINO DELLE PIANE

Giannettino Scorza, detto “Scorzino” e “di Voltaggio”, a seguito delle rivolte popolari del  1506 in Genova eletto uno degli otto Tribuni della Plebe con poteri assoluti, nel 1507 all’epoca del doge Paolo da Novi, bandito e condannato a morte dai francesi, si rifugia in Spagna; nello stesso anno “stipendiato” dall’Imperatore Massimiliano, è infine  nominato Idalgo 1).

Appartenente al ramo di Voltaggio, ivi attestato dal primo quarto del XIV secolo 2), della famiglia Scorza dei conti di Lavagna 3), in Spagna assume il cognome spagnolizzato “Escorcia” 4).

Gli “Escorcia” del ramo di Voltaggio, pure presenti ad Alicante 5), in Spagna modificano l’arma “di rosso al grifo elevato d’argento coronato d’oro” 6), in “di rosso al drago alato elevato d’argento coronato d’oro, alla bordura d’argento caricata da otto piccoli scudi d’argento a due bande di rosso” 7).

In questa variante spagnola, il drago, al posto del grifo, è stato forse assunto per rimarcare l’origine comune con la potente famiglia dei Fieschi conti di Lavagna, che portavano per cimiero (oltre il gatto, pure usato dagli Scorza) il drago, in particolare il ramo principale di Torriglia, al quale apparteneva Gian Luigi, autore della congiura contro Andrea Doria 8), mentre gli scudi presenti nella bordura ricordano l’arma antica degli Scorza di Lavagna “ bandato di rosso e d’argento” 9).

Stemma Escorcia

Figura dello stemma Escorcia

Secondo il Nobiliario Alicantino del genealogista spagnolo Josè Luis de la Guardia y Pasqual del Pobil, da Juanitillo Escorcia discende Bernardo Escorcia, “Regidor” di Baeza in Andalusia, sposato con Ana de Luxan, che con suo testamento 17 luglio 1600, rogato dal notaio Juan Paraje, fonda un “vinculo” in Jean ed in Granada; non cita figli, ma solo i sobrinos (nipoti), Catano (Cattaneo) Escorcia, chiamato a succedergli negli “alcabalas” di Jean e nel “juro de venta” di Granada, Andres (Andrea) Escorcia (padre di Lorenzo, da cui Melchora e Juan) e Juan Antonio (Gio Antonio) Escorcia, che ha per unica figlia Nicolasa (Nicoletta), che troveremo a Genova nel primo quarto del ‘600 10).

Juan Antonio Escorcia, ovvero il capitano Gio Antonio Scorza, compare a Genova come padrino nell’atto di battesimo in Santa Sabina del 10 agosto 1610 di Taddeo Carlone, figlio del pittore Giovanni Carlone (1584-1630) e di Ersilia Castello del pittore Bernardo (1557-1629), primogenito dello scultore Taddeo Carlone (1543-1615) e di Gerolama Verro (Verri) di Voltaggio 11).

Il capitano Gio Antonio Scorza ha per moglie una parente, Cicchetta (Franceschetta) Scorza q. Gio Angelo 12), ma non si conosce l’anno ed il luogo del matrimonio.

Neppure si conosce l’anno ed il luogo di nascita della loro unica figlia Nicoletta (Nicolasa Escorcia), che però si può desumere dal di lei atto di matrimonio avvenuto in Genova nel 1630 e nell’atto di morte in Parodi Ligure nel 1657, in quanto non può essere d’aiuto l’archivio parrocchiale di Voltaggio che, unitamente a quello comensole, andarono distrutti per rappresaglia dalle truppe di Carlo Emanuele I, Duca di Savoia, durante la guerra del 1625 13).

Non si conosce pure l’anno ed il luogo di decesso del capitano Gio Antonio Scorza, probabilmente avvenuto in Spagna tra il 1617 ed il 1623, in quanto nel 1623 la vedova Cicchetta Scorza con la minore figlia Nicoletta si trovano nel territorio della Repubblica, dove a Voltaggio, il 23 novembre per atto notaio Camillo Gherardi, il pittore Giovanni Carlone q. Taddeo, in sostituzione del fratello don Francesco Carlone (1596-1647), fedecommissario della minore Nicoletta Scorza q. Gio Antonio, promette a Camilla Scorza di Marco, moglie di Pantaleo Scorza, tutrice e curatrice pro tempore della medesima, tutta l’assistenza dovuta 14).

Da parte sua Cicchetta Scorza contrae nuovo matrimonio con Gio Angelo de Ferrari di Voltaggio, dal quale ha altri quattro figli, Gio Angelo, Giovanni Battista, Argentina Maria, Giovanna 15).

In questo contesto, gli Scorza, in stretti rapporti d’amicizia con i Carlone, decidono di affidare Nicoletta alle Monache di San Silvestro del Corpo di Cristo in Genova, detto di Pisa, dove viene educata in modo adeguato al suo “status” di appartenente a famiglia di elevata posizione sociale, che vive “more nobilium”.

Per meglio comprendere le ragioni di questa decisione può essere d’aiuto l’atto in Genova 18 marzo 1600, per notaio Lorenzo Palavagna, attestante che lo scultore Taddeo Carlone q. Giovanni, per le Monache del Monastero del S.S. Corpo di Gesù e San Silvestro detto di Pisa, si obbliga con Carlo Sauli, uno dei “protettori” di questa opera, a far fare un “adornamento di dentro al coro della chiesa di detto monastero attorno all’altare con otto figure di Santi, in marmo bianco del polvazzo e pietre ammaciate, lavorato nella sua bottega”, con l’impegno di finire l’opera in otto mesi 16).

 

Vita di G.B

Figura: Vita di Gio.Battista Carlone

Quando Nicoletta è poco più che bambina, gli Scorza ed i Carlone, secondo l’uso dell’epoca, decidono di maritarla: la giovinetta, unica erede del padre, dispone di un patrimonio che le permette una dote di tutto rispetto.

Il 24 aprile 1630 in Genova, come da consuetudine consolidata, in casa di Gerolama Carlone, il pittore Giovanni Battista Carlone (1603-1684), secondogenito dello scultore Taddeo, sposa la nobile Nicoletta Scorza, ed il relativo atto di matrimonio viene registrato nella parrocchia di Santa Sabina 17). In quegli anni, nonostante le disposizioni del Concilio di Trento, i matrimoni per legittima verba de presenti si celebravano ancora nelle case private, poi gli sposi si recavano in chiesa per ricevere la benedizione 18).

La notizia è esattamente citata dal Ratti, nel manoscritto del 1762, dove scrive che G.B. Carlone, “ebbe moglie e questa fu Nicoletta Scorza, nata in Spagna, in San Silvestro di Pisa nobilmente educata, e 400 scudi annui apportò a Gio Battista in dote 19) e che nel 1769, sempre a riguardo della moglie del pittore scrive “ fu questa sua spagnola, per nome Nicoletta Scorza, ma discendente da Genova. Da costei prese una dote considerabile, consistente in 1.600 lire annue” (corrispondente a 400 scudi) 20).

Al momento delle nozze la sposa ha solo tredici anni, come è attestato dalla sua fides vitae del 12 gennaio 1632 per atto notaio G.B. Banchero di Genova 21); lo sposo ha 27 anni circa; dal loro matrimonio nascono ben 24 figli, con il ritmo costante di quasi un figlio all’anno, tra cui Giovanni Andrea (1639-1697) e Nicolò (1644-1714), che saranno pittori allievi del padre 22).

Il 4 febbraio 1632 per atto notaio G.B. Banchero, Camilla Scorza q. Marco, moglie di Pantaleo Scorza, tutrice e curatrice pro tempore della minore Nicoletta, nomina suo procuratore il marito di quest’ultima, G.B. Carlone 23).

In quegli anni il rev. Don Francesco Carlone q. Taddeo, economo della chiesa di San Remigio di Parodi, con il contributo economico del fratello Gio. Battista, fa erigere una cappella dedicata a Santa Maria della Misericordia in località “ Cà de Piazzo” (Cadepiaggio)24), dove i fratelli Carlone possedevano varie proprietà, tanto che la località da essi abitata assunse la denominazione tuttora attuale di “Carlona” 25).

Nel 1645 per atto 11 dicembre in Voltaggio del notaio Francesco Maria Leonardo, Nicoletta tramite il cognato Don Francesco Carlone, suo procuratore, eredita dalla madre Cicchetta, deceduta, due terreni nella villa di Molini di Fiaccone 26).

Nel 1648, per atto 24 marzo in Voltaggio del notaio G.B. Banchero, Isabella Scorza q. Capitano Marco, vedova di Matteo Redi, a fronte di un prestito avuto da G.B. Carlone, cede a quest’ultimo un terreno in San Remigio di Parodi, detto “ Il pozzo” in località “Cà de Piazzo” confinante con le di lui terre 27).

Il 23 Marzo 1657, la “Molto Illustre e Signora Nicoletta Scorza moglie del “Molto Illustre e Signore G.B. Carlone, cittadino genovese” compare quale madrina nell’atto di battesimo di Francesco Maria Ivano (Divano) in San Remigio di Parodi, padrino il “ Molto illustre e Molto Rev.do Signor Gio Giacomo Carlone 28).

Il 25 agosto 1657 Nicoletta  “d’anni 40 circa”, muore di peste a Parodi, dove si era rifugiata, e viene sepolta in San Remigio 29)

Un suo ritratto era conservato in casa Carlone 30).

 

 NOTE

1)     F. FEDERICI, Famiglie che sono state in Genova prima dell’anno 1525, ms. prima metà XVII sec. vol. II, p. 565, fondo Graberg. Biblioteca Nazionale Centrale, Firenze;  F.DONAVER, La storia della Repubblica di Genova, Genova 1913, vol. I, p. 124;  A.M.G. SCORZA, Le famiglie nobili di Genova, Genova 1924, p. 225.

2)     F. FEDERICI, Famiglie, cit., vol. II, p. 565 attesta “Guercino Scorza, su terre a Voltaggio nel 1317, citato in scritture ed estimo dei Grimaldi”; M. BIOLE’, Sinibaldo Scorza, Pittore, miniiaturista, incisore (1589-1631), Genova 1981, p. 18.

3)     Per la genealogia degli Scorza conti di Lavagna, Genealogia Familiae Scortiae, Napoli 1611: A.M.G. SCORZA, Genealogia della Famiglia Scorza, ms sec. XX, fondo Scorza, Biblioteca della Società Economica, Chiavari.

4)     BARON DE FINESTRAT J.L. DE LA GUARDIA Y PASQUAL DEL POBIL,  Nobiliario Alicantino, I ed. 1983, ad vocem “Escoria”, p. 124.

5)     Gli Escorcia di Alicante, ivi attestati dal 1565, discendono dai fratelli Guido ed Adriano, nati a Voltaggio figli di Aramino, saranno oggetto di un prossimo studio.

6)     A.M.G. SCORZA, Il libro d’oro della nobiltà di Genova, Genova 1920, tav. n. XXXVI n. 20; A.M.G. SCORZA, Le  famiglie nobili, cit. p. 226; A.M.G. SCORZA, Enciclopedia Araldica Italiana, Genova s.d.,Vol. 23, p. 38;  G.F.BERNABO’ DI NEGRO, L’araldica a Genova, origini e significato di una realtà storica e sociale, Genova 1983, p. 83.

7)     BARON DE FINESTRAT, Nobiliario Alicantino, cit., p. 123.

8)     A. FRANSONE, Nobiltà di Genova, Genova 1636, tav. XV 122; SCORZA, Le famiglie nobili, cit., p. 101;  SCORZA. Enciclopedia Araldica, cit., Vol. II, p. 90;   BERNABO’ DI NEGRO, L’araldica di Genova, cit., p. 82.

9)     A.M.G. SCORZA, Le famiglie nobil, cit, p. 226; SCORZA, Enciclopedia araldica, cit.,Vol. 23, p. 38.

10)   BARON DE FINESTRAT, Nobiliario, cit., p.124 Questo ramo degli Escorcia si estingue nel 1716.

11)   L. ALFONSO, I Carlone a Genova,  in “La Berio”, a. XVII (1977) n. 1-2, p. 51.

12)   L. ALFONSO, I Carlone, cit. , p. 54.

13)   M.P. GUERRIERI ROTA, Il paesaggio agrario di Voltaggio in un documento del 1765, in “Novinostra”, a. XVI (1976), n. 2, p. 2;  .ALFONSO, I Carlone, cit., p. 55.

14)   L. ALFONSO, I Carlone,cit., ibidem.

15)   L. ALFONSO, I Carlone, cit., p. 54.

16)   L. ALFONSO, Tomaso Orsolino e gli altri artisti della “Natione Lombarda” a Genova e in Liguria, Genova 1985, p. 310.

17)   L. ALFONSO, I Carlone, cit., p. 54;  BARONDE FINESTRAT, Nobiliario, cit., p. 124;  V. BELLONI, Scritti e cose d’arte genovese, Genova 1988, p. 61;  E. MANARA, G.B. Carlone, in Dizionario biografico dei Liguri, Genova 1994, Vol. II, p. 590.      Per la vita e l’opera di G.B. Carlone, C.G. RATTI, Delle vite di pittori, scultori ed architetti genovesi e di forestieri che in Genova hanno operato, Genova 1768-1769, Vol. II, pp. 1-9.  G.V. CASTELNOVI, La pittura nella prima metà del seicento dall’Ansaldo a Orazio De Ferrari, in AA.VV. La pittura a Genova e in Liguria, Genova 1971, pp. 124-130;  P. COSTA CALCAGNO, G.B. Carlone, in Dizionario biografico degli  Italiani,  Roma  1977,  Vol.  20,  pp. 389-391;  V. BELLONI, Scritti e cose d’arte, cit., pp.61-72;  F.R. PESENTI, La pittura in Liguria, artisti del primo seicento, Genova 1986, pp. 143-153;  E. MANARA, G.B. Castiglione, cit., Vol. II, pp. 589-591;  C.G.RATTI, Storie di pittori ecc. forestieri che in Genova operano, secondo il manoscritto del 1762, a cura di M. MIGLIORINI, Istituto di Storia dell’arte dell’Università, Genova 1997, pp.26-31.

18)   L. ALFONSO, I Carlone, cit., p. 48.

19)   C.G. RATTI, 1762, cit..p. 29.

20)    C.G. RATTI, 1768-1769, cit., Vol. II, p. 8

21)       L.ALFONSO, I Carlone, cit., pp.55-56; V.BELLONI, Scritti e cose d’arte, cit, p. 61.

22)       L. ALFONSO, I Carlone, cit., pp. 54-55.

23)       L. ALFONSO, I Carlone, cit., pp. 54-55.

24)       L. ALFONSO, I Carlone, cit.; p. 53. Il sacerdote Francesco Carlone, attestato a   Voltaggio nel 1625, ivi prende in affitto nel 1627, tra l’altro, tre cascine; nel 1640 ottiene licenza di celebrare nella cappella fatta erigere.

25)       E. PODESTA’, Un insigne monumento del Novese-Il monastero e la chiesa di San Remigio, in “Novinostra”, a. XXVII (1986), n. 2, pp.104-105; L. ALFONSO, I Carlone, cit., p. 58.

26)       L. ALFONSO, I Carlone, cit., p.54.

27)       L. ALFONSO, I Carlone, cit., p. 58.

28)       L: ALFONSO, I Carlone, cit.,  ibidem.

29)       L. ALFONSO,  I Carlone, cit., ibidem; V. BELLONI, Scritti e cose d’arte, cit. p. 61

30)       C.G. RATTI, 1762, cit., p. 39.

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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