Francesco Carenzi, un Novese Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri

di FRANCESCO MELONE

Il 5 maggio 1898, durante una seduta straordinaria, il Consiglio Comunale di Novi Ligure deliberava di eternare i nomi del capitano medico Antonio Demicheli, del sergente Carlo Bignami e dei soldati Luigi Capurro e Giuseppe Disarello, novesi caduti in Africa nella battaglia di Adua, aggiungendoli a quelli delle guerre risorgimentali iscritti sull’obelisco in Piazza Indipendenza. Al Cap. Demicheli, inoltre, sarebbe stata dedicata una lapide da apporre nel cimitero.

Nella stessa seduta si decideva di ricordare un altro novese, il quale, se pur non caduto per la Patria, aveva a questa dedicato tutta la vita nelle sue istituzioni militari e civili: al Generale Francesco Carenzi sarebbe stata intitolata la piazzetta della Legna.

Angelo Francesco Carenzi nasce il 12 agosto 1837 a Novi – che non ha ancora l’appellativo Ligure –  da Francesco e Maria Papa, come si legge, in un latino non proprio ortodosso, nel registro della Parrocchia di San Pietro, al n. 5947 dei nati e battezzati nell’anno di grazia 1837:

Carenzi Angelus Francisquius Ioannis Papt. A Francisqui et Maria Papa Ioannis iugalium natus decima secunda decimaquinta augusti batptizatus est solemniter a me rector Don Degaspari post privatum baptismum ob imminens patrinis D.Carolo Robutti q. Pompai et Rosa Papa nata Polastro.

La sua famiglia era di “modesto lignaggio”, come osserva una lapide apposta dal Municipio della Città, subito dopo la sua morte,  sulla facciata del palazzo natale, sito in Piazza della Collegiata e che ospitava l’albergo Carenzi, di cui il padre era il titolare.

Dopo gli studi medi superiori portati a termine nel Collegio S.Giorgio, frequenta per due anni la facoltà di matematica all’Università di Genova, al fine di poter accedere poi alla Scuola di Ingegneria Navale Meccanica, ma scoppiato nel 1859 il conflitto con l’Austria, quello che sarà poi chiamato la seconda Guerra d’Indipendenza, si arruola volontario nell’Esercito Sardo, meritandosi sul campo di battaglia il grado di sottotenente, su proposta dello stesso generale Enrico Cialdini, che comandava la Divisione dei volontari e che lo terrà in seguito in grande considerazione, tanto da volerlo in seguito e per molto tempo sotto il suo comando.

Iniziata così la carriera militare, l’anno successivo, dopo aver frequentato il relativo corso ad Ivrea, viene promosso tenente di Fanteria  passando nel Corpo di Stato Maggiore, con cui partecipa alla campagna del 1866 a fianco del re Vittorio Emanuele II, di cui diventa ufficiale di ordinanza, col grado di capitano, e che assisterà negli ultimi momenti di vita.

Dopo aver rapidamente conseguito tutti i gradi militari intermedi, nel 1881, a 44 anni, viene promosso colonnello comandante del 49° Reggimento Fanteria e in seguito ancora addetto al Comando del Corpo di Stato Maggiore. Nel 1884 viene nominato comandante in seconda della Scuola Militare di Modena.

Colonnello Brigadiere, comanda la Brigata “Forlì” e poi, passato a Maggior Generale nel 1888, la prestigiosa “Granatieri di Sardegna”. Segue la nomina a Comandante dell’Accademia Militare, contemporaneamente a quella di Sottosegretario di Stato al Ministero della Guerra.

Raggiunto nel 1894 l’allora più alto grado dell’Esercito, quello di Tenente Generale, comanda la Divisione Militare di Piacenza insieme al prestigioso riconoscimento di Aiutante di Campo del re Umberto I. Francesco Carenzi chiude la sua brillante carriera militare come Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, un anno prima della sua morte, succedendo al Gen. Taffini d’Azeglio.

Pur continuando ad operare in ambito militare, inizia la sua carriera politica con l’elezione a deputato al Parlamento Italiano per il Collegio di Voltri durante la XVII Legislatura (dal 10 dic.1890 al 10 ott..1892), e poi durante la XVIII (dal 23 nov.1892 al 13 gen.1895), superando il candidato della Destra, Angelo Graffagni, fratello dell’ammiraglio Luigi, eroe di Lissa, e infine nella XIX (dal 10 giu.1895 al 2 mar.1897 ).

In Parlamento occupa un posto di centro-sinistra, in un momento difficile della vita nazionale, quando l’Italia, con Francesco Crispi, era interessata a seguire una sua politica coloniale. Il 5 febbraio 1885 era infatti iniziata l’impresa africana con lo sbarco di bersaglieri e marinai a Massaua, ma i primi tentativi di penetrazione verso l’interno si erano rivelati tragici: nel 1887, un contingente di 500 soldati italiani era stato massacrato dagli Abissini a Dogali.

Successivamente Crispi volle rafforzare la presenza italiana nella zona occupando e controllando un  territorio esteso dal Mar Rosso all’Impero etiopico. Il 1° gennaio 1890 veniva istituita la colonia Eritrea, a cui seguirono nel 1895 altri tentativi di espansione verso l’Abissinia con gli scontri vittoriosi contro bande tigrine a Coatit e Senafè e contro i dervisci sudanesi a Cassala.

Pochi mesi dopo però la reazione del Negus  Menelik porterà alle  battaglie perse dagli italiani all’Amba Alagi e al forte di Makallè, fino alla disastrosa sconfitta  di Adua, il 1°marzo 1896, il cui esito costringerà Crispi alle dimissioni da Presidente del Consiglio, con la conseguente uscita definitiva dello statista siciliano  dalla scena politica italiana.

Nel voto del 5 maggio 1892 Carenzi è tra coloro che segnano la caduta del 1° governo di Antonio Di Rudinì  e nel successivo, guidato dall’emergente Giovanni Giolitti – primo gabinetto dei cinque di questo importante  statista italiano – ricopre la carica di Sottosegretario di Stato al Ministero della Guerra, retto dal generale Luigi Pelloux.

Il generale Francesco Carenzi muore a Roma il 22 giugno 1897 ed alle sue esequie è presente una delegazione del Comune di Novi Ligure. Solenni onoranze funebri gli saranno poi tributate, su delibera del Municipio, anche nella Insigne nostra Collegiata.

Tra le onorificenze assegnategli ricordiamo la commenda dell’Ordine dei SS.Maurizio e Lazzaro e la Croce di Grand Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia. Era in predicato per essere creato Senatore del Regno, ma la morte lo colse prima, a non ancora  sessanta anni.

Bibliografia

ll Parlamento Subalpino e Nazionale, di Telesforo Sarti,Roma,1890, pag.89

Enciclopedia Militare, Roma, 1928, Vol II, pag.697

Dizionario del Risorgimento Nazionale, di Michele Rosi, Milano 1931-37, Vol.II, pp.55-56

Enciclopedia Alessandrina, a cura di P.Zoccola, Alesandria, 1990, pp.65-66

Dizionario Biografico dei Liguri, Genova, 1994 Vol.II, pag 218

Piazza Carenzi, in “Novinostra”, Anno XXIX, N°1, Marzo1989, pp.93-94

 

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