Nascita di un’area artigianale novese

Il C.I.P.I.A.N – di DARIO UBALDESCHI

C’era una volta
Il tutto ebbe inizio nell’anno del Signore 1969 allorquando l’Amministrazione Comunale pervenne in proprietà di un vasto appezzamento di terreno della superficie di mq. 115.950 ubicato nell’attuale area del Cipian, con il chiaro intento di dotare la città di un’area artigianale sul modello di quelle realizzate in Emilia Romagna.

Era un sogno che da tempo assillava la lucida mente del Sindaco di quel tempo, Armando Pagella, a cui si deve riconoscere la primogenitura dell’area artigianale denominata Cipian e perseguita con fede e costanza sino alla sua ultimazione e anche dopo. Ma essendo tale area acquistata di matrice agricola e non allineata con i dettami del Piano Regolatore, allora ancora allo studio, il cui iter si concluse nel dicembre 1971, il Sindaco Pagella provvide a formulare una Variante allo stesso P.R.G. per destinare la stessa area ad altre private come area artigianale. Tale variante fu quindi realizzata ed approvata con delibera n° 282 del 14.4.1975, prendendo la denominazione di area artigianale Z. I. 6 (Zona Industriale 6) della superficie complessiva di mq. 280.000, approvata poi dalla Regione Piemonte con D.P.R. 942 del 25.2.1977.

Nel frattempo, però, già si erano attivate le Unioni Artigiani C.N.A. di Novi e Alessandria (che perseguiva analoga iniziativa ) nelle persone di Renzo Isbiglio di Alessandria e Severino Bailo (il noto marmista) nella nostra città, che avevano ben compreso tale possibilità e ne perseguivano la realizzazione iniziando un accorato proselitismo presso i propri associati, resi esitanti su tale innovazione non essendo ancora conosciuta la cooperazione delle aziende produttrici di beni e servizi.

Certamente non fu ne facile né breve il tempo trascorso affinchè gli artigiani prendessero coscienza di quanto si prospettava loro. Non certo per mancanza di volontà, né di fiducia dell’obbiettivo da conquistare, ma certamente per gli impegni economici da assumere, per le incertezze del divenire, per le incomprensioni esterne, per i consigli interessati, per lo scetticismo che perveniva dall’esterno, dalle promesse ( poi mantenute) di felici esiti dell’operazione che erano legittimamente oscuri mancando ogni riferimento cui rapportarsi.
Ma a questi esiti felici dell’operazione Cipian occorre dare merito ai primi associati veri “eroi e padri fondatori” dell’impresa cui hanno creduto e perseguito con volontà e determinazione nonostante i numerosi ostacoli che nel frattempo si andavano accumulando nel dispiegarsi di tale impegno. A questi pionieri va dunque dato il vero riconoscimento di avere gettato le basi di una innovativa operazione che ebbe in seguito il definitivo placet ed avallo dei finanziamenti erogati a fondo perduto da parte ella Regione Piemonte riconoscendone la validità come prima area artigianale sorta in Regione.

Gli “eroi padri fondatori”
E allora chiamiamoli per nome quegli “eroi” padri fondatori che hanno saputo dare alla città un prezioso luogo di lavoro di cui andare fieri al pari degli stessi padri fondatori degli Stati Uniti che hanno attraversato incauti sul proprio avvenire, sul Mayflower, l’Oceano Atlantico dall’Inghilterra per dare vita alla nazione che tutti ammiriamo. Fu quindi il 9 gennaio 1976 che venne costituito il C.I.P.I.A.N. (Consorzio Insediamenti Piccole Industrie Artigianato Novese, nome prescelto fra i tanti proposti) con atto del Notaio Sergio Laguzzi di Alessandria presenti i seguenti padri fondatori: Milanesi Girolamo, Demicheli Elio, Cartasegna Anna Maria, Pavese Luigi, Maranzana Renzo, Campi Ugo, Caon Gianfranco, Gandini Angelo, Ancarani Otello, Massa Nicolino, Tono Carlo, Ghiglione Armando, Spalla Pietro, fissandone la sede in C.so Marenco, 61 eleggendo un Consiglio di Amministrazione con Presidente Tono Carlo e Vice Presidente Massa Nicolino al giusto riconoscimento della preziosa attività svolta per la creazione del Consorzio, per l’opera di persuasione operato presso gli artigiani novesi e non, per il costante lavoro di raccordo esercitato con capacità e determinazione per il conseguimento degli obiettivi prefissati.

Certamente il tempo trascorso ha visto associati rinunciare e new entry di altri artigiani che hanno comunque contribuito con la loro attività, insieme ai “padri fondatori”, a far crescere la creatura artigianale e contribuire in modo determinante al successo dell’iniziativa pur in presenza di ostacoli, incertezze e disagi economici. Di questi è doveroso ricordare la presenza: Piccinini e Sala, Ferrari Teresio, Ghio Giuseppe, Vivian , F.lli Favareto. F.lli Solaroli, Bocca Pinuccio, F.lli Bruno, Podestà Agostino, Piazzo Liliana, Elis di Manfredi, Lagorio Francesco, F.lli Ferro, Babbei Filippo, F.lli Pizzorno, Re – Ro, Bailo Renzo, solo per citarne alcuni e le cui attività spaziavano dai colori e vernici, falegnameria, tessuti e confezioni, officine meccaniche e automobilistiche, laboratori marmi e pietre, componentistica auto, orologeria pregiata, idraulica e riscaldamento, esposizione auto, cartonaggio, plastica, lamiere lavorate, mobili, trasporti, alloggi e uffici e altro ancora.

Per molti si è trattato di un sorta di “traversata nel deserto” allorquando nell’esecuzione delle opere che interessavano tutta l’area artigianale e tutti i lotti individuati per poco più della metà di loro si accollassero sforzi economici anche per quelle aree non ancora assegnate generando ovviamente preoccupazione e dubbi , senza però mai fermarsi nella convinzione che alla fine si sarebbe arrivati alla meta agognata. Come oggi risulta agli occhi della cittadinanza tutta.

La questione delle aree
Esaurite le premesse e la preparazione del Consorzio venne al fine il momento della realizzazione dell’area con tutti i problemi, le necessità, le aspirazioni e le difficoltà che tale impresa comportava. Fu così che si iniziò, nell’aprile 1976, con l’incarico professionale per la stesura del piano di lottizzazione dell’area e il successivo provvedimento da parte del Comune (su logica sollecitazione del Consorzio) dell’affidamento agli artigiani consorziati della gestione dell’area medesima avvenuto con delibera n° 544 del 8.9.1976. Delineata quindi nelle sue linee essenziali (lotti assegnabili in n° di 40, strade aree verdi e di parcheggi) la configurazione dell’area complessiva Z.I.6, si pose immediatamente all’attenzione degli artigiani associati l’assoluta esigenza dell’acquisto dell’area medesima con tutti i problemi economici che ciò comportava. Fu quindi tale doveroso acquisto il “problema dei problemi” senza la cui soluzione, l’area sarebbe nata morta. (Ancor oggi vi è da chiedersi come i “padri fondatori” potessero accollarsi gli oneri di tutti quelli che solo dopo sarebbero intervenuti).

Subito venne in aiuto il Comune di Novi con la promessa di cessione dell’area in proprietà di mq. 115.050 al prezzo di £. 578,52 al mq. (delibera n° 1 del 13.01.1977) e in seguito agli acquisti di aree dei F.lli Demicheli, dagli eredi Bergaglio, Zuccotti e Ghio e Grosso Margherita. Occorre qui doverosamente ricordare l’eccezionale disponibilità dimostrata da Stefano Pernigotti prima con la permuta con il Comune di alcuni appezzamenti di proprietà per mq. 24.270 e la successiva cessione al Consorzio da parte del Comune medesimo sempre al prezzo di £ 578,.52 il mq.. (Atto 28.8.1979). Altrettanto dicasi per l’acquisto dei terreni dal sig. Lavezzo Attilio, noto antiquario ligure, per mq. 22.790, il quale al compromesso non volle indicare il prezzo. lasciando libertà di indicazione agli artigiani associati, che indicarono poi il prezzo in £. 1.000 al mq, quanto cioè la media dei prezzi praticati per gli altri acquisti tutti sempre concordati con l’Amministrazione Comunale.

Venne quindi ad esplicitarsi l’area di intervento (dicembre 1977) sulla quale applicare le previsioni del piano di lottizzazione, mq. 288.000, e ciò perché altre aree non furono comprese nel suddetto piano di lottizzazione (ad esempio Immobiliare Tuara poi Tre Colli Scavi che intervenne in un secondo tempo in forma non associata), aree private di contorno, aree di proprietà ANAS e ACOS.

La realizzazione
Ottenuta l’autorizzazione comunale al progetto di lottizzazione per la costruzione delle Opere di Urbanizzazione primarie (strade, fognature, sottoservizi) mediante stesura di un P.E.C. ( Piano Esecutivo Convenzionato ) il 1.7.1977 con adozione dello stesso PEC da parte del Comune con delibera n° 332 del 21.7.1977, inviato poi alla Regione Piemonte per l’approvazione regionale secondo le norme della recente Legge Urbanistica Regionale intervenuta nel frattempo (5.12.1977 n° 56).

Il 21 marzo 1978, al fine di accelerare le doverose operazioni preparatorie (strade, fognature, sottoservizi) alla costruzione degli edifici, fu stipulato il contratto di appalto delle opere medesime tra Cipian e Itinera S.p.A. per £. 1.139.200.000 per 500 gg. lavorativ consecutivi con ribasso d’asta dell’8% e solo dopo avere eseguito regolare gara di appalto con altre 3 ditte del settore. Infine il 2 maggio 1978 avvenne l’inizio dei lavori (vero “core business” della realizzazione) con una semplice cerimonia per la posa della “prima pietra”, ma limitata alla sola viabilità indicata nella variante del PRG in quanto , solo il 28.12.1979 il Consorzio ottenne l’autorizzazione per eseguire tali lavori anche sulle strade del P.E.C.
Furono certamente anni di passione e di entusiasmo accompagnati però da enormi preoccupazioni economiche, di ansie per il tempo che trascorreva a volte incomprensibile ai più dal momento che si stavamo attraversando periodi di forte inflazione, di trepidazione e sconforto per operazioni burocratiche (vedi Regione) inaccettabili per l’attesa di ammissione ai contributi a fondo perduto dalla Regione Piemonte di cui alla delibera regionale n° 71-29997 del 27.5.1980, contributi poi erogati attraverso il Comune in due “tranches” dell’importo di £. 1.414.140.655 il 17.12.1981 con delibera n° 114 e il 19.03.1982 con delibera n° 278.

Furono molte le riunioni burrascose dovute anche dai diversi tempi di esecuzione dei sottoservizi degli Enti erogatori, che spesse volte inteferirono con le opere di urbanizzazione con spreco di tempo e energie .

Ma tutto doveva essere inventato dato che non esistevano esempi cui conformarsi e l’area presentava alcune criticità quali, ad esempio, gli attraversamenti di oleodotti e metanodotti che dovevano essere protetti lungo la viabilità secondo i dettami degli Enti e con relativo aumento dei costi non preventivati. Furono però realizzate le reti fognarie indipendenti, la rete elettrica di bassa e media tensione con n° 3 cabine elettriche, l’illuminazione pubblica, la rete gas metano , la rete idrica e antincendio, la rete telefonica, i box interno ai lotti per i terminali dei sottoservizi , le alberature ed il verde ai lati delle strade principali, le pavimentazioni stradali e dei marciapiedi, l’allacciamento della fognatura acque nere al Rio Gazzo mediante tubazione sottopassante la S.S. 35 bis dei Giovi e lungo la via San Giovanni Bosco.

Molte furono le discussioni sia tecniche, sia sui tempi di esecuzione delle opere di urbanizzazione e non sempre facili tra i tecnici incaricati della sorveglianza dei lavori e la commissione tecnica artigianale di supporto ai medesimi. Ma anche spazi di serena collaborazione e di reciproci consigli con il fine di avere presto le aree su cui costruire poi gli edifici. Ed altrettanto perigliosa e fondamentale fu l’opera compiuta per la contabilizzazione ufficiale delle opere eseguite da dimostrare alla Regione Piemonte al fine di ottenere i sospirati contributi a fondo perduto, come poi avvenne.

Gli edifici e altro
E venne alfine il tempo della edificazione degli edifici mentre erano ancora in corso l’ultimazione delle opere di urbanizzazione. Furono identificati e quindi assegnati i lavori a due aziende operanti nel settore, attraverso il C.C.P.L. (Consorzio Cooperative di Produzione e Lavoro di Reggio Emilia) e segnatamente le consociate Coopsette di Reggio Emilia ed Emiliana Coop. Prefabbricati di Modena che presentavano strutture assemblabili idonee al tipo di edificazione richiesto dal Consorzio. Correva l’anno 1979 e si provvide alla stesura dei progetti singolarmente specifici per le aziende insediabili e i cui lavori, protrattisi nel tempo, ebbero inizio nei mesi di aprile e maggio del 1980.

Anche questa “traversata nel deserto” si compì attraverso consultazioni, riunioni, confronti e anche qualche scontro stante la novità del problema da affrontare, dalle diverse esigenze che si prospettavano e che dovevano essere giustamente soddisfatte il prima possibile, mentre il cantiere artigianale era tutto un fervore di opere che videro il completamento di tutti i 40 lotti disponibili dai 29 artigiani che iniziarono tale opere a completo loro carico con uno spirito imprenditoriale e di rischio difficilmente riscontrabile altrove, e a cui va il grande merito di avere creduto nell’iniziativa perseguendola con tenacia, sacrifici economici e forte determinazione.

Ma vi fu anche chi aiutò nell’opera intrapresa al compimento del’area. E qui occorre ringraziare per sempre la mitica figura del Sindaco Armando Pagella, il quale attraverso l’operato dell’Amministrazione Comunale, compì l’opera di attuare lo svincolo stradale sulla S.S. 35 bis per il collegamento dell’area artigianale alla città, modificando il progetto di svincolo secondo il PRG previsto con il modello di “tipo autostrade ” di costosissimo impegno, utilizzando il passaggio esistente al disotto del soprapasso stradale accanto alla linea ferroviaria mediante allargamento della sezione stradale e rinforzo statico della spalla di sostegno collocata a Nord del manufatto. E di conseguenza procedendo alla continuazione della via San Giovanni Bosco dal sovrappasso (tale ultimo tratto era di fatto un tratturo in terra ai margini di campi di mais che furono espropriati) e rimodellando la restante via San Giovanni Bosco sino a giungere al suo inizio da via Verdi.

E così fu anche eseguita la fossa di raccolta acque bianche al confine Nord dell’area per un ulteriore rallentato smaltimento delle stesse nelle fognature comunali per impedire brevi inondazioni del Basso Pieve come avvenuto in passato e più tardi nel tempo la costruzione del fosso deviatore del Rio Gazzo salvaguardando sia la città che l’area Cipian da possibili allagamenti come già avvenuto in passato.

Alla fine poi tutto fu completato: dalle private verifiche strutturali e antincendio eseguite su tutti i fabbricati al collaudo delle opere di urbanizzazione con relazione del 29.11.1983 da parte dei tecnici comunali, al completamento edificatorio dell’area di proprietà Tre Colli Scavi di Tarcisio Persegona avvenuta in un secondo tempo.

L’area artigianale Cipian è li, parte integrante della città. Con i suoi capannoni, le sue case di abitazioni, le sue strade intatte come allora, il suo verde forse un po’ trascurato in attesa di migliore sistemazione, come programmato dal Comune.

A testimonianza di come per volontà e determinazione di pochi è oggi all’uso e frequentazione di tanti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *