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A préia id Muntudé (La pietra di Montaldero)

di EDOARDO MORGAVI

L’area territoriale interessata appartiene, geologicamente, alla serie oligo – miocenica di quello che fu l’estremo lembo meridionale del bacino terziario del Piemonte. Osservando la Carta geografica della zona in esame, riscontriamo che il terreno è costituito dalla formazione di Costa Montada  dello spessore di quasi 400 metri.

Al livello inferiore, sul limite del contatto con le marne di Rigoroso di età oligocenica, detta formazione è caratterizzata da conglomerati, sopra i quali sono sedimentate arenarie compatte e marnose, in grosse bancate e strati dislocati dalle azioni tettoniche. La microfauna, spesso in frammenti, è rappresentata da lamellibranchi, coralli e gasteropodi. Si può senz’altro affermare, che dal punto di vista cronologico, la formazione, nel suo insieme, è databile al miocene “prelanghiano”, valutabile, grosso modo, a a una ventina di milioni di anni fa. Continua a leggere

I Cavalieri dell’Ordine dei Gerosolimitani e la profezia dell’Apocalisse

Un inedito documento dell’Archivio storico del Comune di Novi Ligure

di DANIELA CABELLA

Il recente intervento di riordino dell’Archivio storico comunale della città di Novi Ligure ha permesso di identificare alcuni documenti mai prima inventariati e quindi inediti alla storiografia locale.

Un documento, in particolare, ha colpito la nostra attenzione. Si tratta di una lettera non firmata, datata 20 luglio 1555, in cui un maestro “di Rode dell’ordine jerosolimitano” rende noto un fatto miracoloso avvenuto in Babilonia ([1]).

Nella città di Bracham il 23 maggio 1554, nella tribù di Lachas, sarebbe nato un bambino con la “facia … oribile co’ li denti acuti a uso de gatto … e … li ochii fagosati et spaventosi”. Dopo appena otto giorni il bambino era in grado di parlare e annunciava al popolo di “esser vero figliolo de Dio e il vero Messia”. Continua a leggere

Un brevetto per forni da pane a risparmio energetico nel ‘500

di ITALO CAMMARATA

Nel Giugno 1595 l’ufficio del Governatore spagnolo di Milano si vide recapitare questa singolare richiesta¹:

Odoardo Bianco di Nove ha ritrovato con sua industria [inventiva] un novo modello di fabbricare forni, ne’ quali cuocerà un terzo [di pane] in più al giorno et con minor prezzo et guasto [consumo] di legna di quelli che si usano al presente, cosa molto utile a’ popoli, tanto per l’espeditione et avanzo [risparmio] di tempo quanto per il beneficio del minor prezzo. E, perché desidera di questa sua virtuosa impresa² farne partecipe lo Stato di Milano et riceverne qualche emolumento, perciò supplica umilmente Vostra Eccellenza che vogli degnarsi di concedergli privilegio per anni 30 prossimi a venire, per sé et suoi heredi e chi havrà causa da lui, che egli solo (et essi rispettivamente) possa fabbricare et far fabbricare e mettere in opera li suddetti forni in questa et altre città, territorio et dominio, ad arbitrio suo, vietando a qualunque altro o sia privato o Comunità o Corpo³ o Collegio4, e finalmente a chi si voglia [chiunque], il poter fabbricare o far fabbricare o mettere in opera i detti forni o impedire [ostacolare] il detto Odoardo, direttamente o indirettamente o sotto qualsivoglia colore [scusa] et pretesto, in qualunque maniera che immaginar si  possa, che non si serva et ponghi in opera detta sua inventione, sotto pena arbitraria da doversi applicare [versare] alla Camera [Fisco Ducale] per la metà et l’altra metà al supplicante, et ciò con le clausole de motu proprio de certa scientia, de plenitudine potestatis et altre, le quali si sogliono apporsi ne’ privilegi.

Devotissimo servitore Odoardo Bianco

Milano, 5 giugno 1595

 

Il novese Bianco (o, come diremmo noi, Bianchi) era evidentemente un esperto di forni a combustione, il quale aveva escogitato qualche modifica tecnologica che permetteva di ottenere un consistente risparmio di tempo e di combustibile nel-l’esercizio di forni da pane, impianti diffusissimi che al quel tempo erano fra i più grossi consumatori di energia cioè di legna. Continua a leggere

La Giurisdizione del Lemmo

di FRANCESCA MUSANTE

Nel gennaio 1798 a Genova, occupata dai francesi di Napoleone, viene costituita, per volontà dei comizi del Popolo, la Repubblica Ligure, che sostituisce l’ultra centenaria aristocratica Repubblica Genovese. Durerà fino al giugno 1805, quando verrà incorporata nell’Impero Francese, salvo una breve parentesi di pochi mesi tra il 1799 ed il 1800, a seguito delle sconfitte dei francesi in alta Italia e prima della battaglia di Marengo (14 giugno 1800).

La filza 305 del Fondo Repubblica Ligure dell’Archivio di Stato di Genova contiene la corrispondenza indirizzata dai Giudici Cantonali ai Provveditori delle Giurisdizioni dell’Entella e del Lemmo per gli anni 1803 e 1804, sesto e settimo della Repubblica Ligure. Continua a leggere

Il bando all’olio d’oliva genovese (1572)

di MARIO SILVANO

Il 1572 è un anno sfortunato per i Novesi. Genova, per necessità militari, ha bisogno di disporre con urgenza di efficienti comunicazioni viarie e perciò stabilisce di dare immediato inizio al rifacimento della strada Genova-Valpolcevera-Bocchetta-Voltaggio-Gavi-Novi. A questo scopo ha nominato un suo Commissario destinato a sovraintendere a tale importante realizzazione.

Alla nostra comunità è destinato il pesante onere finanziario richiesto per il tratto viario Novi-Gavi. I Padri del Comune sono angustiati per l’improvvisa spesa straordinaria che grava sulle casse comunali ormai esauste, ma le autorità superiori non ammettono dilazioni e minacciano severi provvedimenti in caso di inadempienza. I lavori devono iniziare senza alcun indugio.

Come se ciò non bastasse, un’altra inopinata pretesa giunge dal Capoluogo: è stato istituito il dazio sull’olio d’oliva prodotto dalle Riviere e che viene distribuito nelle varie località del Dominio. I sudditi vengono ancora oberati da questo tributo su un prodotto essenziale all’alimentazione. Continua a leggere

Il giovin Signore di Novi prigioniero nel Castello di Ischia

Lettere dal carcere – di ITALO CAMMARATA

Il 4 febbraio 1497 parte dall’isola d’ Ischia un mazzo di sei lettere1 scritte tutte dalla stessa mano. Le manda il giovane Pietro Campofregoso, nato dal primo matrimonio del feudatario di Novi, Battistino, con Catocchia Spinola, figlia di Marco. Non conosciamo l’anno esatto della nascita di Pietro, ma sappiamo che è nato a Novi, feudo di suo padre Battistino e prima ancora di suo nonno Pietro2, di cui egli eterna il nome. Potrebbe essere nato attorno al 1470-1475 e avere, perciò, in quel momento 22-27 anni. Quando il giovane Pietro nasce a Novi, suo padre Battistino si è sposato in prime nozze da almeno un anno, dopo avere vissuto a lungo come “Cameriere ducale” alla Corte di Milano di Galeazzo Sforza, dove ha acquisito amicizie importanti, e imparato le buone maniere e la buona scrittura.

Su Pietro Fregoso, figlio di Battistino, sono state pubblicate alcune biografie fantasiose, perfino in opere serie come il Dizionario Biografico degli Italiani, che dovrebbe essere un testo di riferimento della nostra storia. Qui l’autrice lo definisce “unico figlio di Battista” mentre proprio una delle sue lettere da Ischia è diretta a suo fratello Marcantonio e un’altra a sua sorella Bartolomea; inoltre è noto che ebbe almeno un altro fratello, chiamato Amorato, che visse alla Corte sforzesca. Inoltre si sostiene che Pietro avrebbe servito “gli Sforza come condottiero tra il 1495 e il 1499” mentre qui di seguito si dimostrerà proprio il contrario. Ma sono sviste che capitano agli storici. Continua a leggere

I cognomi novesi nel 1810

di PIER ELIGIO BERTOLI

Nel 1806 la Savoia, il Piemonte, la Liguria ed una piccola parte dell’Emilia e della Lombardia furono unite, per disposizione di Napoleone Bonaparte, all’Impero francese (Fig. 1) Nel 1815, con il Congresso di Vienna, si ebbe la cosiddetta Restaurazione, che riportò pressappoco i confini a come erano prima della Rivoluzione Francese.

Per dieci anni anche Novi fu francese. Le strade divennero rues e tutti i documenti amministrativi dovettero essere redatti in lingua francese.
Nell’archivio storico di Novi1 presso la Biblioteca Civica esiste, compilato nel 1810, un “Registre des individus de la Commune de Novi de l’âge de 12 ans et au dessus”. La parola “Novi” è scritta a mano in un frontespizio prestampato che verosimilmente il governo imperiale inviò a tutti i Comuni di nuova acquisizione. Si può pensare che questa elencazione di soli maschi oltre i dodici anni d’età avesse un fine fondamentalmente militare. Continua a leggere

Nascita di un’area artigianale novese

Il C.I.P.I.A.N – di DARIO UBALDESCHI

C’era una volta
Il tutto ebbe inizio nell’anno del Signore 1969 allorquando l’Amministrazione Comunale pervenne in proprietà di un vasto appezzamento di terreno della superficie di mq. 115.950 ubicato nell’attuale area del Cipian, con il chiaro intento di dotare la città di un’area artigianale sul modello di quelle realizzate in Emilia Romagna.

Era un sogno che da tempo assillava la lucida mente del Sindaco di quel tempo, Armando Pagella, a cui si deve riconoscere la primogenitura dell’area artigianale denominata Cipian e perseguita con fede e costanza sino alla sua ultimazione e anche dopo. Ma essendo tale area acquistata di matrice agricola e non allineata con i dettami del Piano Regolatore, allora ancora allo studio, il cui iter si concluse nel dicembre 1971, il Sindaco Pagella provvide a formulare una Variante allo stesso P.R.G. per destinare la stessa area ad altre private come area artigianale. Tale variante fu quindi realizzata ed approvata con delibera n° 282 del 14.4.1975, prendendo la denominazione di area artigianale Z. I. 6 (Zona Industriale 6) della superficie complessiva di mq. 280.000, approvata poi dalla Regione Piemonte con D.P.R. 942 del 25.2.1977. Continua a leggere

ll Novese nelle raffigurazioni cartografiche del primo Ottocento

Leggere l’ambiente nelle Carte antiche – di GIAN PAOLO MANTERO

Nell’Europa della Restaurazione non sono mancate imprese cartografiche speciali. La Gran Carta degli Stati Sardi di Terraferma pubblicata a Torino in 91 fogli litografici in bianco e nero è senza dubbio una di queste, rappresentando anche la copertura vegetale in modo elementare in scala 1:50.000.

Si sono conservate all’Istituto Geografico Militare (IGM) di Firenze anche le Minute di Campagna, levate sul terreno a diverse scale manoscritte tra il 1816 ed il 1828 dagli ufficiali del Corpo Reale di Stato Maggiore Generale. Si tratta di una produzione che deve aver largamente superato il mezzo migliaio di carte manoscritte, servite in seguito al lavoro di compilazione dei 91 fogli pubblicati al 1:50.000. Questa impresa Piemontese fu celebrata tra le grandi tappe della tecnica cartografica strumentale nel corso del XIX secolo. Ma la storia della Gran Carta degli Stati Sardi di Terraferma e della sua lunga compilazione non è mai stata scritta e, benché questi documenti cartografici raramente siano anonimi, di questa generazione di rilevatori e compilatori si sa pochissimo. Continua a leggere


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