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Il restauro del cippo del Maggiore Tito Giuseppe Viazzi

di FRANCESCO MELONE

Nel corso di lavori al Cimitero di Novi Ligure, nel 1984 venne rinvenuto il cippo funerario del padre del celebre pittore Cesare Viazzi, il Maggiore Tito Giuseppe Viazzi, nato nel 1816 e deceduto nella nostra città nel 1887.

I periodici locali diedero notizia del ritrovamento auspicandone una adeguata collocazione. Solo quasi trent’anni dopo Giancarlo Sardi, Sindaco di Predosa, ne suggerì la sistemazione nel Cimitero comunale ove riposano l’avv. Alberto Viazzi pluridecorato Maggiore dei bersaglieri e il dott. Giorgio Viazzi Ufficiale medico degli alpini, entrambi nipoti di Tito ed entrambi combattenti nelle due Guerre mondiali. Continua a leggere→


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Il mangiare dei nostri antichi

di MARCO RESCIA

Il presente articolo non vuole essere un trattato d’importanza scientifica e nemmeno una vera e propria storia dell’alimentazione, sia pure di area locale. Il discorso, infatti, procede per scorciatoie e si avvale di semplificazioni per comodità d’intesa. Alcune illazioni, da verificare, sono proposte come punti di attrattiva verso una sorta di patriottismo gastronomico

La coltura che sfamò i popoli

L’occupazione militare degli antichi Romani sui territori della Padania e della Gallia fu avvalorata con l’insegnamento, dato alle popolazioni soggette, per la retta coltivazione di alcune graminacee di sobria esigenza e di sicura resa.

In primis, il frumento, poi: l’orzo, il farro, la segala, la spelta. Tutti semi che, se resi in farina, impastati con acqua e cotti fornivano alimenti sazianti e di gradevole sapore. Tra i primi atti della colonizzazione romana ci fu la jugeratio, ossia il frazionamento delle piane in unità agricole da distribuire ai legionari ed ai loro benemeriti ferderati. Continua a leggere→


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Rondinaria di Silvano d’Orba Il luogo dei canali (auriferi)

di GIUSEPPE PIPINO

Nel sito semi-istituzione di Silvano d’Orba è stata recentemente pubblicata una foto dei ruderi del castello vecchio con la didascalia riferita a Rondinaria, provocando l’intervento polemico di molti utenti e, di conseguenza, la dovuta rettifica da parte dei curatori.  Questi, d’altra parte, non avevano fatto altro che riprendere quanto affermato da PISTARINO (1970 e 1978) in due maestose opere, evidentemente fidandosi del prestigio goduto dall’Autore, il quale racconta invece altre bubbole, tra le quali l’identificazione dell’aleramica (e vercellese) corte Auriola con la località Valloria, sita nella valle Stura di Ovada, e del fiume Amporio che circoscrive la corte (oggi Lamporo) con il torrente Piota (PIPINO 1989 e 1996). Continua a leggere→


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La guerra civile a Novi

di ITALO CAMMARATA

Fazioni urbane pro e contro i feudatari Fregoso

In un precedente articolo[1] abbiamo ricostruito le vicende storiche di Novi dal 1456 al 1459 sotto il governo della famiglia feudataria Fregoso (o Campofregoso) fino al momento in cui il capofamiglia Pietro Fregoso rimane ucciso nei carugi di Genova durante un tentativo di riprendere il controllo di quella città e della Repubblica, che lui stesso aveva consegnato ai Francesi nel 1458, quando era ancora Doge. Suo fratello Masino, catturato nello stesso scontro, viene decapitato sulla piazza di Genova. Così Novi diventa il rifugio dei Fregoso sopravvissuti a quella batosta ma ora la presenza massiccia in paese della famiglia feudataria (la vedova di Pietro, Bartolomea, il fratello Paolo Arcivescovo di Genova, che ha lasciato la sua sede, più altri fratelli e parenti) riporta a galla i malumori dell’opposizione novese che se n’era stata tranquilla fin tanto che i feudatari vivevano a Genova. In questo articolo ricostruiamo le vicende interne novesi dopo la morte di Pietro servendoci di una massa di documenti che è raro trovare su questo tipo di argomenti. Sperando che qualche altro studioso investighi approfonditamente sulla formazione e la storia sociale di quelli che più tardi saranno definiti gli ‘alberghi’ di Novi.

Al Duca di Milano Francesco Sforza la brutta notizia della morte violenta di Pietro Fregoso a Genova arriva mediante un cavallaro mandato apposta da Novi dalla vedova Bartolomea e dal fratello Paolo Fregoso, Arcivescovo di Genova. Il Duca si trova in trasferta a Mantova, dove il Continua a leggere→


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P. Antonio Canale, generale dell’Ordine Trinitario

di GIAN LUIGI BRUZZONE

Da famiglia residente in Novi, il giorno 19 maggio 1809 nasceva Antonio Rodolfo Bartolomeo Canale, unico figlio di Francesco e di Caterina Morando. Novi apparteneva ormai all’impero francese, dopo essere stata dal 1529 parte del dominio d’Oltregiogo della Serenissima Repubblica di Genova[i]. Per quanto è dato sapere, la famiglia Canale[ii]era fornita di mezzi e sebbene provenisse da altra località[iii], godeva della considerazione sociale nella comunità di appartenenza.

Il bambino non godeva forse di buona salute; in ogni caso fu subito battezzato nella casa paterna e soltanto il  25 gennaio 1811 – quasi due anni appresso!  – il rito fu perfezionato al battistero della Parrocchia di San Pietro dal rettore Battista De Gasperi, fungendo da padrino il Marchese Antonio Brignole Sale, cui sarà derivata l’imposizione del primo nome al neonato[iv]. Continua a leggere→


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NOVI nella raccolta cartografica dell’Archivio di Stato di Genova

di CATERINA BARLETTARO – OFELIA GARBARINO

702)

(B. 12 bis)

NOVI, 1

[Novi Ligure]

(Basaluzzo, Fresonara, Pasturana, Pozzolo Formigaro, Tassarolo)

Tipo geometrico dei confini di Novi con Pozzolo, Frossonara, Basaluzzo, Pasturana e Tassarolo (S)

E. Marengo, Raccolta Cartografica, A.S.P.,n. 207 1. Copia ricavata nel 1772 dalla tavola che fa parte dell’Atlante B; attraverso l’esame dei suoi elementi intrinseci ed il confronto con altri documenti analoghi, può essere giudicata opera di Giacomo Brusco. Continua a leggere→


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Un brevetto per forni da pane a risparmio energetico nel ‘500

di ITALO CAMMARATA

Nel Giugno 1595 l’ufficio del Governatore spagnolo di Milano si vide recapitare questa singolare richiesta¹:

Odoardo Bianco di Nove ha ritrovato con sua industria [inventiva] un novo modello di fabbricare forni, ne’ quali cuocerà un terzo [di pane] in più al giorno et con minor prezzo et guasto [consumo] di legna di quelli che si usano al presente, cosa molto utile a’ popoli, tanto per l’espeditione et avanzo [risparmio] di tempo quanto per il beneficio del minor prezzo. E, perché desidera di questa sua virtuosa impresa² farne partecipe lo Stato di Milano et riceverne qualche emolumento, perciò supplica umilmente Vostra Eccellenza che vogli degnarsi di concedergli privilegio per anni 30 prossimi a venire, per sé et suoi heredi e chi havrà causa da lui, che egli solo (et essi rispettivamente) possa fabbricare et far fabbricare e mettere in opera li suddetti forni in questa et altre città, territorio et dominio, ad arbitrio suo, vietando a qualunque altro o sia privato o Comunità o Corpo³ o Collegio4, e finalmente a chi si voglia [chiunque], il poter fabbricare o far fabbricare o mettere in opera i detti forni o impedire [ostacolare] il detto Odoardo, direttamente o indirettamente o sotto qualsivoglia colore [scusa] et pretesto, in qualunque maniera che immaginar si  possa, che non si serva et ponghi in opera detta sua inventione, sotto pena arbitraria da doversi applicare [versare] alla Camera [Fisco Ducale] per la metà et l’altra metà al supplicante, et ciò con le clausole de motu proprio de certa scientia, de plenitudine potestatis et altre, le quali si sogliono apporsi ne’ privilegi.

Devotissimo servitore Odoardo Bianco

Milano, 5 giugno 1595

 

Il novese Bianco (o, come diremmo noi, Bianchi) era evidentemente un esperto di forni a combustione, il quale aveva escogitato qualche modifica tecnologica che permetteva di ottenere un consistente risparmio di tempo e di combustibile nel-l’esercizio di forni da pane, impianti diffusissimi che al quel tempo erano fra i più grossi consumatori di energia cioè di legna. Continua a leggere→