Archivi categoria: storia di novi

Un brevetto per forni da pane a risparmio energetico nel ‘500

di ITALO CAMMARATA

Nel Giugno 1595 l’ufficio del Governatore spagnolo di Milano si vide recapitare questa singolare richiesta¹:

Odoardo Bianco di Nove ha ritrovato con sua industria [inventiva] un novo modello di fabbricare forni, ne’ quali cuocerà un terzo [di pane] in più al giorno et con minor prezzo et guasto [consumo] di legna di quelli che si usano al presente, cosa molto utile a’ popoli, tanto per l’espeditione et avanzo [risparmio] di tempo quanto per il beneficio del minor prezzo. E, perché desidera di questa sua virtuosa impresa² farne partecipe lo Stato di Milano et riceverne qualche emolumento, perciò supplica umilmente Vostra Eccellenza che vogli degnarsi di concedergli privilegio per anni 30 prossimi a venire, per sé et suoi heredi e chi havrà causa da lui, che egli solo (et essi rispettivamente) possa fabbricare et far fabbricare e mettere in opera li suddetti forni in questa et altre città, territorio et dominio, ad arbitrio suo, vietando a qualunque altro o sia privato o Comunità o Corpo³ o Collegio4, e finalmente a chi si voglia [chiunque], il poter fabbricare o far fabbricare o mettere in opera i detti forni o impedire [ostacolare] il detto Odoardo, direttamente o indirettamente o sotto qualsivoglia colore [scusa] et pretesto, in qualunque maniera che immaginar si  possa, che non si serva et ponghi in opera detta sua inventione, sotto pena arbitraria da doversi applicare [versare] alla Camera [Fisco Ducale] per la metà et l’altra metà al supplicante, et ciò con le clausole de motu proprio de certa scientia, de plenitudine potestatis et altre, le quali si sogliono apporsi ne’ privilegi.

Devotissimo servitore Odoardo Bianco

Milano, 5 giugno 1595

 

Il novese Bianco (o, come diremmo noi, Bianchi) era evidentemente un esperto di forni a combustione, il quale aveva escogitato qualche modifica tecnologica che permetteva di ottenere un consistente risparmio di tempo e di combustibile nel-l’esercizio di forni da pane, impianti diffusissimi che al quel tempo erano fra i più grossi consumatori di energia cioè di legna. Continua a leggere→

Francesco Carenzi, un Novese Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri

di FRANCESCO MELONE

Il 5 maggio 1898, durante una seduta straordinaria, il Consiglio Comunale di Novi Ligure deliberava di eternare i nomi del capitano medico Antonio Demicheli, del sergente Carlo Bignami e dei soldati Luigi Capurro e Giuseppe Disarello, novesi caduti in Africa nella battaglia di Adua, aggiungendoli a quelli delle guerre risorgimentali iscritti sull’obelisco in Piazza Indipendenza. Al Cap. Demicheli, inoltre, sarebbe stata dedicata una lapide da apporre nel cimitero. Continua a leggere→

Anni ’30

torrone-pernigotti-novinostra

cesare-viazzi-novinostra-02Nessuna generazione di italiani come la mia e la maggior parte delle vostre, ha potuto essere testimone di tanti fenomeni, fatti, avvenimenti e cambiamenti antitetici e quindi rivoluzionari: il regime e la democrazia, la guerra e la pace, gli ultimi cavalleggeri e la bomba atomica, le brigate nere e le brigate rosse, l’autarchia e la globalizzazione, la campagna demografica e l’aborto legalizzato, il colonialismo e il terzomondismo, i vestiti rivoltati e l’abito firmato – un processo precipitoso compresso in meno di 50 anni.

C’è stata però una parentesi di maturazioni lente, tanto lente da essere valutabili solo oggi: quella degli anni ’30. Continua a leggere→

La banda del buco a Novi Ligure

di FRANCESCO MELONE

Non molto tempo fa, negli anni Cinquanta del secolo scorso, nei pressi del cimitero di Novi Ligure c’era lo sbocco delle fognature urbane e da una galleria a volta di mattoni, alta quanto un uomo, usciva tra due profonde ripe folte di arbusti e di erbe selvatiche un rivolo d’acqua fetida, che si perdeva nella campagna in quel punto brulla e solitaria. Da questa galleria, per anni, ogni sabato notte entravano nel sottosuolo gli scassinatori della Banca Popolare di Novara, per uscirne all’alba della domenica seguente. Ne sono usciti per l’ultima volta all’alba del 26 dicembre del 1955 con un bottino, costituito da 180 milioni di lire in Buoni del Tesoro più 3 milioni in contanti, stipato dentro una valigia di fibra. Si tenga conto che allora lo stipendio medio di un impiegato era di 50-60 mila lire. Continua a leggere→

Il giovin Signore di Novi prigioniero nel Castello di Ischia

Lettere dal carcere – di ITALO CAMMARATA

Il 4 febbraio 1497 parte dall’isola d’ Ischia un mazzo di sei lettere1 scritte tutte dalla stessa mano. Le manda il giovane Pietro Campofregoso, nato dal primo matrimonio del feudatario di Novi, Battistino, con Catocchia Spinola, figlia di Marco. Non conosciamo l’anno esatto della nascita di Pietro, ma sappiamo che è nato a Novi, feudo di suo padre Battistino e prima ancora di suo nonno Pietro2, di cui egli eterna il nome. Potrebbe essere nato attorno al 1470-1475 e avere, perciò, in quel momento 22-27 anni. Quando il giovane Pietro nasce a Novi, suo padre Battistino si è sposato in prime nozze da almeno un anno, dopo avere vissuto a lungo come “Cameriere ducale” alla Corte di Milano di Galeazzo Sforza, dove ha acquisito amicizie importanti, e imparato le buone maniere e la buona scrittura.

Su Pietro Fregoso, figlio di Battistino, sono state pubblicate alcune biografie fantasiose, perfino in opere serie come il Dizionario Biografico degli Italiani, che dovrebbe essere un testo di riferimento della nostra storia. Qui l’autrice lo definisce “unico figlio di Battista” mentre proprio una delle sue lettere da Ischia è diretta a suo fratello Marcantonio e un’altra a sua sorella Bartolomea; inoltre è noto che ebbe almeno un altro fratello, chiamato Amorato, che visse alla Corte sforzesca. Inoltre si sostiene che Pietro avrebbe servito “gli Sforza come condottiero tra il 1495 e il 1499” mentre qui di seguito si dimostrerà proprio il contrario. Ma sono sviste che capitano agli storici. Continua a leggere→

Nascita di un’area artigianale novese

Il C.I.P.I.A.N – di DARIO UBALDESCHI

C’era una volta
Il tutto ebbe inizio nell’anno del Signore 1969 allorquando l’Amministrazione Comunale pervenne in proprietà di un vasto appezzamento di terreno della superficie di mq. 115.950 ubicato nell’attuale area del Cipian, con il chiaro intento di dotare la città di un’area artigianale sul modello di quelle realizzate in Emilia Romagna.

Era un sogno che da tempo assillava la lucida mente del Sindaco di quel tempo, Armando Pagella, a cui si deve riconoscere la primogenitura dell’area artigianale denominata Cipian e perseguita con fede e costanza sino alla sua ultimazione e anche dopo. Ma essendo tale area acquistata di matrice agricola e non allineata con i dettami del Piano Regolatore, allora ancora allo studio, il cui iter si concluse nel dicembre 1971, il Sindaco Pagella provvide a formulare una Variante allo stesso P.R.G. per destinare la stessa area ad altre private come area artigianale. Tale variante fu quindi realizzata ed approvata con delibera n° 282 del 14.4.1975, prendendo la denominazione di area artigianale Z. I. 6 (Zona Industriale 6) della superficie complessiva di mq. 280.000, approvata poi dalla Regione Piemonte con D.P.R. 942 del 25.2.1977. Continua a leggere→

ll Novese nelle raffigurazioni cartografiche del primo Ottocento

Leggere l’ambiente nelle Carte antiche – di GIAN PAOLO MANTERO

Nell’Europa della Restaurazione non sono mancate imprese cartografiche speciali. La Gran Carta degli Stati Sardi di Terraferma pubblicata a Torino in 91 fogli litografici in bianco e nero è senza dubbio una di queste, rappresentando anche la copertura vegetale in modo elementare in scala 1:50.000.

Si sono conservate all’Istituto Geografico Militare (IGM) di Firenze anche le Minute di Campagna, levate sul terreno a diverse scale manoscritte tra il 1816 ed il 1828 dagli ufficiali del Corpo Reale di Stato Maggiore Generale. Si tratta di una produzione che deve aver largamente superato il mezzo migliaio di carte manoscritte, servite in seguito al lavoro di compilazione dei 91 fogli pubblicati al 1:50.000. Questa impresa Piemontese fu celebrata tra le grandi tappe della tecnica cartografica strumentale nel corso del XIX secolo. Ma la storia della Gran Carta degli Stati Sardi di Terraferma e della sua lunga compilazione non è mai stata scritta e, benché questi documenti cartografici raramente siano anonimi, di questa generazione di rilevatori e compilatori si sa pochissimo. Continua a leggere→


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